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Cinque anni la prescrizione della cartella non impugnata

La mancata impugnazione di un avviso di accertamento della Pubblica Amministrazione o di un provvedimento esattoriale dell’Ente della Riscossione produce unicamente la definitività del credito statale – non più confutabile in futuro, eccetto le ipotesi di vizio di notifica dell’atto originario – tale circostanza non determina “anche l’effetto del c.d. conversione del termine di prescrizione breve in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c.”.

Motivazioni

La trasformazione da prescrizione quinquennale in decennale si perfeziona soltanto con l’intervento del “titolo giudiziale divenuto definitivo”, sentenza o decreto ingiuntivo, mentre la cartella esattoriale, l’avviso di addebito dell’Inps e l’avviso di accertamento dell’Amministrazione Finanziaria costituiscono – per propria natura incontrovertibile – semplici atti amministrativi di autoformazione e pertanto sono privi dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato.

L’ennesimo chiarimento arriva dalla Ctr Lazio con la sentenza n. 1050/17 depositata il 7 marzo 2017, la quale ha specificato che: “I giudici della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la recente sentenza n° 23397 del 17.11.2016, offrono una nuova occasione di riflessione in ordine alla complessa tematica del termine prescrizionale da applicare in ambito tributario. La Corte, riconfermando, in parte, il precedente orientamento precisa l’inapplicabilità della disposizione di cui all’art. 2946 c.c. all’ingiunzione fiscale per assenza di giudicato, statuendo che la mancata impugnazione di un atto impositivo nonché di un atto della riscossione, non permette l’applicazione dell’art. 2953 c.c. e quindi la conversione del termine di prescrizione breve in quello ordinario decennale.

Secondo gli ermellini gli “atti amministrativi di autoformazione” quali l’atto di accertamento, la cartella di pagamento o l’avviso di addebito dell’Inps non sono suscettibili di passare in giudicato, con conseguente esclusione dell’applicazione dell’art. 2953 c.c. – c.d. actio iudicati – riservata solamente alle sentenze di condanna o al decreto ingiuntivo.

La decisione della Suprema Corte risolve la “disarmonia” venutasi a creare nella giurisprudenza di merito a seguito “dell’erronea determinazione” del contenuto della sentenza della Corte di Cassazione n° 17051 del 2004 a proposito della riscossione mediante ruolo dei crediti previdenziali, sanzioni amministrative pecuniarie e/o violazioni di norme tributarie.

Inoltre la decisione è di appena sei giorni successiva a quella di segno diametralmente opposto, pronunciata l’11.11.2016 dalla Cassazione in materia di tassa sui rifiuti – la sentenza citata afferma che gli avvisi di intimazione e di mora relativi alle cartelle notificate in materia di TARSU e contributo sanitario nazionale, notificati nel termine decennale decorrente dalla definitività delle cartelle, erano tempestivi.

La Corte ripercorre il solco già tracciato dalla sentenza delle Cass. Civ. Sez. Unite, 10.12.2009, n° 25790 che richiedeva, per l’applicabilità della conversione del termine prescrizionale ai sensi dell’alt. 2953 c.c. l’esistenza di un provvedimento giurisdizionale quale una sentenza passata in giudicato tra le parti o un decreto ingiuntivo che avesse acquisito efficacia di giudicato formale o sostanziale e non anche una dichiarazione di estinzione del processo tributario per inattività delle parti o atti amministrativi che legittimano la riscossione coattiva dei crediti dell’erario e/o degli enti Previdenziali (cfr. Cass. Civ., 16.11.2006, Cass. Civ., 25.05.2007, n° 12263)”.

Conclusioni

In conclusione il Collegio, ha ritenuto, vista la notifica della cartella di pagamento, avvenuta in data 10.02.2009, quindi, decorso il termine quinquennale, che l’eventuale credito risulti prescritto è la cartella di pagamento nulla.

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Notizie su giuseppe

Dottore Commercialista, Revisore Contabile, Consulente Tecnico del Tribunale di Paola (Cs). Iscritto all’Ordine dei Commercialisti di Paola dal 2002.

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