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Prescrizione quinquennale per le cartelle esattoriali non opposte

Le cartelle esattoriali non opposte, recanti tributi IRPEF, IRAP, IVA, hanno prescrizione quinquennale, così come i tributi stessi.

Rif.ti: Cassazione Civile sentenza n. 29511 del 07/12/2017 e Commissione Tributaria provinciale Milano, Sezione 11 Sentenza 6 dicembre 2017, n. 6797.

La prescrizione delle cartelle esattoriali non opposte

Analizzando il succinto contenuto della sentenza n. 29511 del 07/12/2017, si possono rilevare le seguenti affermazioni della Suprema Corte:

1) “La Corte d’Appello di Roma, pronunciando sull’opposizione avverso il preavviso di fermo amministrativo notificato il 25/05/2011 da Equitalia Sud spa ……. dichiarava prescritti per effetto di intervenuta prescrizione quinquennale i contributi previdenziali con due delle cartelle esattoriali in oggetto”;

2) “per la cassazione della sentenza l’INAIL ha proposto ricorso, con il quale contesta l’applicazione della prescrizione quinquennale ai crediti azionati con le cartelle esattoriali non opposte, denunciando la violazione e falsa applicazione dell’art. 3, comma 9 lettera b) della legge n. 335 del 1995 e dell.art. 474 c.p.c.”;

3) “il ricorso è manifestamente infondato, alla luce del principio affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 23397 del 17/11/2016 ……. . Con la conseguenza che, qualora per i crediti relativi sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 cod. civ., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo“;

4) “il preesistente contrasto di orientamenti giurisprudenziali giustifica la compensazione delle spese del giudizio tra le parti costituite, in considerazione del fatto che il ricorso è stato depositato prima del richiamato arresto delle Sezioni Unite“.

Considerazioni

Dalla lettura del punto 2) si evince che l’INAIL ha chiesto la cassazione della sentenza, non perché i contributi previdenziali non avessero una prescrizione quinquennale, bensì per la falsa applicazione della prescrizione quinquennale ai crediti azionati con le cartelle esattoriali non opposte, svincolandosi con ciò dal pagamento del tipo tributo richiesto con la cartella e legando il motivo della richiesta di cassazione, alla sola natura del titolo azionato (cartella esattoriale non opposta).
Al punto 3), la Suprema Corte di Cassazione, nel dichiarare il ricorso infondato, ribadisce il principio: “qualora per i crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 cod. civ, tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo”.
 
Al riguardo, è importante sottolineare i seguenti due aspetti :
1) solo per alcuni tributi (ad es. bollo auto, contributi previdenziali etc.) vi sono leggi che ne regolano la prescrizione, mentre per altri (ad es. IRPEF, IRAP, IVA etc.) è necessario far riferimento a quanto previsto nell’ordinamento generale, e, a tal proposito, la recente sentenza della CTP Milano n. 6797/11/17 del 06/12/2017, in merito a questa tipologia di tributo, ha chiarito che: “Sul punto, trattandosi di tributi periodici, trova applicazione il termine prescrizionale quinquennale ex art. 2948 n. 4 c.c.”;
 
2) le cartelle esattoriali non opposte non sono titoli giudiziali divenuti definitivi.
 
Al punto 4), la Suprema Corte sembra quasi ammonire eventuali futuri ricorrenti sul fatto che: fin quando i ricorsi erano stati presentati prima del pronunciamento delle Sezioni Unite le spese di giudizio potevano essere compensate, mentre per quelli successivi a tale data, le spese di giudizio saranno a carico della parte soccombente.

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