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Reclamo e Mediazione: Dal 1 Gennaio 2018 la soglia sale a 50.000 Euro

Con l’art. 10 del D.L. n. 50/2017 (pubblicato nella GU Serie Generale n. 95 del 24-4-2017 – Supplemento Ordinario n. 20, il Decreto Legge n. 50/2017, il legislatore ha aumentato da 20.000 a 50.000 euro il valore della lite al di sotto del quale è obbligatorio il reclamo-mediazione, nell’ambito del processo tributario.

Decorrenza

La novità si applica agli atti impugnabili notificati a decorrere dal 1° gennaio 2018 (è da ritenersi che occorre prendere in considerazione la data in cui il contribuente riceve “notifica” dell’atto e non la data di spedizione da parte dell’Amministrazione finanziaria – Circolare 9/E/2012).

Valore della lite

Il valore della controversia va sempre determinato con riferimento a ciascun atto impugnato ed è dato dall’importo del tributo contestato dal contribuente con l’impugnazione, al netto degli interessi, delle eventuali sanzioni e di ogni altro eventuale accessorio.

Il procedimento

Il ricorso va presentato entro 60 giorni dalla notifica dell’atto da contestare e “può” contenere una proposta di mediazione. Anche in mancanza della proposta di mediazione l’atto produce “automaticamente” gli effetti del “reclamo”.

Il ricorso non è procedibile fino alla scadenza del termine di 90 dalla data di notifica alla controparte, durante il quale l’ente (parte resistente) espleta l’attività di reclamo-mediazione.

Per cui, prima di costituirsi in giudizio (ovvero prima del deposito del ricorso in commissione tributaria), il ricorrente deve attendere il decorso dei predetti 90 giorni.

Quali controversie possono essere oggetto di Reclamo – Mediazione?

Possono essere oggetto di reclamo/mediazione, gli atti relativi ad:

  • avvisi di accertamento;
  • avvisi di liquidazione;
  • provvedimenti che irrogano sanzioni;
  • ruoli;
  • rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie e interessi o altri accessori non dovuti;
  • silenzio rifiuto alla restituzione di tributi, sanzioni, interessi o altri accessori (art. 21, c. 2, del D.lgs. n. 546/1992);
  • diniego o revoca di agevolazioni o rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari;
  • cartelle di pagamento per vizi propri;
  • fermi di beni mobili registrati (articolo 86 del Dpr n. 602/1973);
  • iscrizioni di ipoteche sugli immobili (articolo 77 del Dpr n. 602 del 1973);
  • atti emessi in materia catastale;
  • atti emessi da enti locali;
  • atti emessi da Agenzia dogane;
  • ogni altro atto per il quale la legge preveda l’autonoma impugnabilità innanzi alle Commissioni tributarie.

Quando l’istanza non è proponibile?

L’istanza è improponibile, invece, in caso di impugnazione:

  • di valore superiore a ventimila euro (50.000 dal 2018);
  • di valore indeterminabile (salvo quelle di natura catastale, concernenti il classamento degli immobili e l’attribuzione della rendita catastale);
  • riguardanti atti non impugnabili;
  • di provvedimenti emessi ai sensi dell’art. 21 (“Sanzioni accessorie”) del D.Lgs. n. 472/1997;
  • riguardanti istanze di cui all’art. 22 (“Ipoteca e sequestro conservativo”) del D.Lgs. n. 472/1997.

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Notizie su giuseppe

Dottore Commercialista, Revisore Contabile, Consulente Tecnico del Tribunale di Paola (Cs). Iscritto all’Ordine dei Commercialisti di Paola dal 2002.

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