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Nessun automatismo per l’accertamento della plusvalenza

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La plusvalenza realizzata mediante cessione di terreno è costituita dalla differenza tra il corrispettivo percepito nel periodo di imposta e il prezzo di acquisto del bene ceduto, aumentato di ogni altro costo inerente al bene medesimo. La presunzione circa la corrispondenza del corrispettivo incassato al valore venale in comune commercio, anche se dichiarato, secondo il disposto dell’art. 5, 3° comma, del DLgs. n. 147/2015, non può essere, più legittimata solo sulla base del valore accertato o definito ai fini dell’imposta di registro.

A sostenerlo è la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6135/2016, che ha chiarito gli effetti delle recenti modifiche normative in tema di correlazione tra accertamenti ai fini dell’imposta di registro e accertamenti di plusvalenze ai fini imposte dirette.

Il Fatto

L’Agenzia aveva notificato un avviso di accertamento, con il quale, in ragione di un precedente accertamento ai fini dell’imposta di registro, divenuto definitivo, che aveva incrementato il valore di un terreno rispetto a quello dichiarato, assoggettava a tassazione la conseguente plusvalenza ai fini delle imposte dirette.

Il ricorso veniva rigettato nei primi due gradi di giudizio. La C.T.R. aveva ritenuto, infatti, che giacché il valore del bene eran stato definitivamente accertato ai fini dell’imposta di registro dispiegasse i suoi effetti anche ai fini delle imposte dirette.

Il contribuente ricorreva, pertanto, per cassazione, lamentando, tra le altre, l’erroneità della decisione nella parte in cui aveva ritenuto vincolante, ai fini dell’accertamento dell’imposta sui redditi, l’accertamento definitivo del valore ai fini dell’imposta di registro, non tenendo conto della diversità dei presupposti impositivi tra imposta sui redditi, la tassazione dei quali è legata a redditi effettivamente percepiti ed imposta di registro, la cui base imponibile è legata invece al valore venale del bene in comune commercio.

Secondo la Cassazione, la CTR aveva di fatto applicato dei principi di diritto più volte affermati, secondo i quali l’Amministrazione è legittimata a procedere in via induttiva all’accertamento della plusvalenza sulla base dell’accertamento di valore effettuato in sede di imposta di registro, spettando al contribuente, al fine di superare la presunzione di corrispondenza del prezzo incassato a quello coincidente con il valore di mercato accertato in via definitiva, dimostrare di avere venduto ad un prezzo inferiore.

Tale principio, però, “deve ritenersi ormai superato alla stregua dello ius superveniens di cui all’art. 5, 3° comma del D. Lgs. 14 settembre 2015, n. 147”, il quale stabilisce che gli artt. 58, 68, 85 e 86 del TUIR e gli artt. 5, 5-bis, 6 e 7 del DLgs. n. 446/97, si interpretano nel senso che per le cessioni di immobili e di aziende, nonché per la costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, “l’esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro”, o delle imposte ipotecaria e catastale.

La norma introdotta dal decreto internazionalizzazione ha, riportato la materia nella sua ratio più corretta, evidenziando come il criterio utilizzato per la determinazione del valore possa essere solo un “indizio” e non la prova certa della plusvalenza realizzata, posto che le imposte sono determinate con criteri e presupposti diversi.

L’imposta di registro si ha, infatti, riguardo al valore di mercato del bene, mentre, per la plusvalenza, occorre verificare la differenza realizzata tra il prezzo d’acquisto e il prezzo di cessione del bene medesimo.

La Corte in accoglimento del ricorso ha cassato la sentenza  affinché il giudice di rinvio, adeguandosi al principio di diritto, come ormai normativamente stabilito dalla succitata norma d’interpretazione autentica, proceda a nuovo accertamento in ordine al quantum del prezzo di cessione percepito dalla contribuente per la verifica della sussistenza o meno di plusvalenza soggetta a tassazione ai sensi delle richiamate disposizioni del TUIR.

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