Home Sentenze CTP Latina sentenza n. 305/03/18 (Presidente Di Ruberto Raffaele) del 27/03/2018.

CTP Latina sentenza n. 305/03/18 (Presidente Di Ruberto Raffaele) del 27/03/2018.

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L’Agenzia delle Entrate di Latina, per il 2012, ai sensi dell’art. 54 del D.P.R. n. 633/1972, accertava nei confronti del Comune di Formia l’omessa fatturazione delle operazioni imponibili intercorse con la società Acqualatina s.p.a., da cui scaturiva una maggiore Iva dovuta pari ad € 21.008,00 (oltre interessi). Il Contribuente impugnava l’atto sollevando  quanto alla violazione dell’art. 2 comma 3 lett. a) D.p.r. 633/1972: il trasferimento di denaro dall’Acqualatina SpA ai Comuni sarebbe una mera cessione di denaro; quanto all’ingiustificato disconoscimento dell’accollo del debito; quanto alla carenza del presupposto oggettivo ed errata configurazione del rimborso come corrispettivo. La Parte ricorrente sosteneva che il subentro del Gestore negli obblighi derivanti dall’assunzione delle passività pregresse gravanti sulle infrastrutture, attuato mediante il rimborso ai Comuni delle rate dei mutui accesi, deve essere considerato come una mera cessione di denaro, esclusa dall’ambito applicativo dell’Iva ai sensi dell’art. 2, comma 3, lett. a), D.p.r. 633/1972. Altresì, sosteneva che l’A.f. abbia arbitrariamente esteso il carattere di corrispettività al rimborso del mutuo: la tesi del ricorrente è che il Legislatore abbia sempre distinto le norme disciplinanti il canone (prima art. 12, comma 1, della legge n. 36/1994, poi sostituito dall’art. 153, comma 1, D. Lgs. 152/2006) da quelle riguardanti il rimborso (prima art. 12, comma 2, della legge n. 36/1994, poi sostituito dall’art. 153, comma 2, D. Lgs. 152/2006).

Si costituiva in giudizio l’Agenzia delle Entrate, la quale sosteneva che la concessione d’uso delle infrastrutture di proprietà in favore del gestore dei servizi idrici integrati non è gratuita (come imposto dall’art. 153 D.Lgs. 152/2006 alle Convenzioni stipulate successivamente alla sua entrate in vigore), bensì prevede un canone concessorio cui si aggiunge il rimborso delle passività pregresse. Dal punto di vista oggettivo l’operazione rilevante ai fini Iva è descritta dall’art. 3 del DPR 633/1972. Chiedeva il rigetto del ricorso.

La Commissione, udite le Parti all’udienza pubblica del 3 novembre 2017, riunitasi in camera di consiglio ed apposta riserva alla decisione, sciolta oggi 31 gennaio 2018 la riserva, sentito il Presidente-Relatore,

osserva,

che il ricorso appare infondato e, quindi, è rigettato.

Il Comune di Formia fa parte dell’Ambito Territoriale Ottimale nr. 4 Lazio Meridionale Latina (così come individuato dalla Legge Regionale n. 6 del 05/01/1996), che, in attuazione della legge n. 36 del 1994 (c.d. legge Galli, abrogata in seguito all’entrata in vigore del D. Lgs. 152/2006), ha affidato la gestione del servizio idrico integrato per il territorio alla società Acqualatina s.p.a, con Convenzione stipulata il 02/08/2002. Per lo svolgimento di tale attività è affidato al gestore, per tutta la durata della concessione (30 anni), le “opere, impianti e canalizzazioni funzionali all’esercizio idrico integrato nonché le relative immobilizzazioni tecniche materiali ed immateriali”, così come stabilito dall’art. 153 del D.Lgs. 152/2006. L’art. 12 della L. 36/1994 (poi sostituito dall’153 del D. Lgs. 152/2006) aveva imposto altresì il trasferimento in capo al Gestore, oltre che delle indicate immobilizzazioni tecniche materiali e immateriali, anche delle attività e passività su di esse gravanti. Su parte delle suddette infrastrutture, infatti, alla data di consegna delle stesse, gravavano i mutui/finanziamenti sottoscritti a suo tempo dagli Enti Locali, proprietari degli impianti ai sensi dell’art. 143 del D. Lgs. 152/2006. Con l’art. 19 della Convenzione le parti concordavano poi nel disciplinare tecnico allegato alla Convenzione che “per le opere realizzate con mutui ancora in essere, il Gestore, in luogo delle quote di ammortamento, si accollerà l’onere del pagamento delle rate che scadranno nel periodo dell’affidamento in concessione degli impianti. Le rate portanti scadenza durante il periodo della concessione costituiranno costo per il concessionario”. “Gli importi relativi al reintegro di quanto speso dal gestore per gli investimenti, per le spese di manutenzione straordinaria, per le quote di ammortamento degli impianti ricevuti dal concedente e per il pagamento dei mutui in corso, dovranno trovare la copertura all’interno della tariffa, costituendo costo per il gestore, calcolato per competenza, e dovranno trovare collocazione all’interno della voce B.8 “costo per il godimento di beni di terzi”. In base a ciò nasceva in capo ad Acqualatina Spa l’obbligo di corrispondere/rimborsare  le rate (capitale + interessi) previste dal piano di ammortamento del finanziamento sottoscritto a suo tempo dal singolo Comune. Le somme così rimborsate venivano considerate ai fini del calcolo della tariffa e quindi poste a carico degli utenti in bolletta. Pertanto le indicate somme si configuravano come integrazioni di corrispettivi erogati nell’ambito di un rapporto obbligatorio (art. 3, co. 1, D.p.r. 633/1972) e non come movimentazione finanziaria. Ad ogni modo, gli importi dovuti da Acqualatina Spa venivano annualmente bonificati sui conti correnti senza che questi ultimi provvedessero all’emissione di alcun documento fiscale. In seguito alla verifica, la Gdf contestava quindi alla società Acqualatina S.p.a. ed al Comune di aver trattato gli indicati corrispettivi come operazioni fuori campo Iva, mentre l’A.f. sostiene che rientri tra le operazioni imponibili da assoggettare ad aliquota ordinaria secondo il combinato disposto degli artt. 3 e 4 del D.p.r. 633/1972.

La tesi dell’A.f., ritenuta fondata da questo Collegio, è che dal punto di vista oggettivo l’operazione rilevante ai fini Iva è descritta dall’art. 3 del DPR 633/1972: la norma pone prima una definizione generale alla quale segue un elenco di ipotesi assimilate e di fattispecie escluse: «Costituiscono prestazioni di servizi le prestazioni verso corrispettivo dipendenti da contratti d’opera, appalto, trasporto, mandato, spedizione, agenzia, mediazione, deposito e in genere da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere quale ne sia la fonte». Nella definizione generale delle prestazioni di servizi il legislatore non definisce il concetto di prestazione, bensì le fonti dell’obbligo di eseguirla. Il citato articolo 3 fa riferimento infatti alle prestazioni verso corrispettivo dipendenti da una serie di contratti e comunque da obbligazioni di fare, non fare e permettere da qualsiasi fonte derivino. L’indicazione di determinati contratti ha perciò valore solo esemplificativo, giacché l’essenza del concetto si risolve nell’esecuzione di un obbligo che non sia di dare, a fronte di un corrispettivo. Il requisito della corrispettività va allora inteso in senso lato, considerando che la nozione in esame comprende rapporti non nascenti da contratti a prestazioni corrispettive: essa è perciò soddisfatta quando vi sia una controprestazione, ossia un vantaggio economicamente valutabile per il prestatore, che sia causa giustificatrice del servizio. L’assunzione, da parte del gestore del servizio idrico, dell’onere di rimborsare all’ente locale concedente le rate di mutuo acceso da quest’ultimo, come sopra rilevato, costituisce componente del corrispettivo della prestazione resa dall’ente locale (obbligo di permettere lo sfruttamento del servizio). Dette opere, infatti, sono strumentali alla gestione del servizio idrico integrato, realizzato dalla società gestore che sulla base della stessa convenzione è tenuta a versare agli enti territoriali una somma pari alle rate mutuo sostenute dal medesimo ente, instaurandosi sostanzialmente tra gli stessi un rapporto bilaterale a prestazioni corrispettive. Ai sensi dell’articolo 13, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, «la base imponibile delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi è costituita dall’ammontare complessivo dei corrispettivi dovuti al cedente o prestatore secondo le condizioni contrattuali, compresi (…) i debiti o altri oneri verso terzi accollati al cessionario o al committente (…) » e che tale previsione risulta conforme alla normativa comunitaria in materia di base imponibile IVA, secondo cui «per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi (…) la base imponibile comprende tutto ciò che costituisce il corrispettivo versato o da versare al fornitore o al prestatore per tali operazioni da parte dell’acquirente, del destinatario o di un

terzo (…) » (articolo 73 della Direttiva CE del Consiglio 28 novembre 2006, n. 112).

Appare necessario ricordare che “In tema d’IVA, è soggetto passivo chiunque eserciti un’attività economica che, ai sensi dell’art. 4 della direttiva n. 771388/CE, oggi sostituito dall’art. 9 della direttiva 11212006/CE, come interpretato dalla giurisprudenza comunitaria, comprende ogni operazione di “sfruttamento” del bene, da intendersi come possibilità di trarre da esso in modo stabile un’utilità sotto forma di corrispettivo, mentre non integra presupposto impositivo la “redditività” dell’attività. In fattispecie similare la S.C. ha ritenuto dovesse considerarsi soggetto passivo dell’IVA un comune il quale ritraeva una stabile· utilità, sotto forma di corrispettivo, dalla concessione della rete locale del gas (cfr. Sez. 5, Sentenza n. 16734 del 09/08/2016).

Va altresì rilevato come nelle fattispecie de quibus il soggetto Gestore del servizio idrico in virtù dell’art. 19 della Convenzione e del capitolo 29.4 del Disciplinare tecnico allegato assume gli oneri connessi all’ammortamento delle passività pregresse relative al servizio idrico, di cui si tiene conto nella determinazione della tariffa pagata dal contribuente. Le somme corrisposte a titolo di rimborso delle passività pregresse vanno dunque assoggettate all’IVA ai sensi dell’art. 3, comma 1, e dell’art. 13 del D.p.r. 633/1972, perché: 1. è per legge (art. 153, comma 1, cit., già art. 12, comma 1, della legge 36/1994) che gli enti locali devono affidare le infrastrutture idriche di cui sono proprietari al gestore del servizio idrico integrato; 2. è per legge (art. 153, comma 2, cit., già art. 12, comma 2, della legge 36/1994) che il gestore ha l’obbligo di rimborsare al Comune le somme pagate per il mutuo acceso per il finanziamento delle infrastrutture (“oneri relativi all’ammortamento dei mutui”); 3. è per legge (art. 153, comma 2, ultimo periodo) che di tale trasferimento si deve tener conto nella determinazione della tariffa (art. 154 D. Lgs. 152/2006); 4. e dunque secondo l’art. 3, comma 1, del D.p.r. 633/1972 devono essere considerate prestazioni di servizi imponibili ai fini Iva «le prestazioni verso corrispettivo dipendenti da …. obbligazioni di fare …., quale ne sia la fonte».

Ad avviso del Collegio, in effetti, il rimborso dovuto dal Gestore ai Comuni, e specularmente recuperato dagli utenti finali con riscossione di quote secondo apposita tariffa, si atteggia quale corrispettivo di una prestazione commerciale complessa la cui obbligatorietà trae origine da livelli distinti di contrattazione che, pur se imposta dalla legge, resta espressiva nei suoi contenuti dell’autonomia negoziale (Corte costituzionale n. 335 del 2008, n. 246 del 2009 e n. 39 del 2010). L’onere del Gestore di corrispondere ai Comuni le somme versate per il pagamento delle rate dei mutui gravanti sulle infrastrutture è parte integrante dell’unico rapporto, ovvero, quello di concessione del SII e non può essere estrapolata ed analizzata fuori dal contesto normativo e fattuale in cui sorge.

Si valuta quale conferma, dunque, che la natura di corrispettivo assunta anche dal rimborso dei mutui è data dalle modalità con cui le parti contrattuali hanno recepito l’obbligo stabilito dall’art. 153, comma 2, del D.lgs. 152/2006 (già legge n. 36/1994). Nel caso concreto, sotto il profilo giuridico e fiscale, l’operazione di rimborso mutui è stata configurata dalle parti come integrazione di corrispettivo a fronte dell’affidamento degli impianti. Contrariamente a quanto sostenuto dal Comune Ricorrente è la stessa Convenzione che disciplina sia il canone concessorio (art. 13 della Convenzione) sia il rimborso delle rate dei mutui (art. 19 della Convenzione). Non può non rilevarsi ai fini decisori che la Convenzione prevede, in conformità alla previsione dell’art. 153, comma 2, D. lgs. 152/2006, che il gestore assuma gli oneri connessi all’ammortamento delle passività pregresse relative al servizio idrico integrato gravanti sugli Enti locali, come corrispettivo per la concessione d’uso degli impianti idrici. Nello schema di accordo l’art. 1 attribuisce al Gestore del servizio il diritto d’uso degli impianti trasferiti e da trasferire su cui insistono finanziamenti pregressi accesi dagli Enti locali, a fronte del pagamento di un corrispettivo per siffatta concessione d’uso, regolamentato secondo un piano di rimborso pluriennale. I costi di ammortamento del diritto d’uso e per gli interessi pagati rappresentano per il Gestore costi di esercizio eleggibili ai fini della determinazione della Tariffa. In altre parole, il gestore Acqualatina S.P.A. riconosce annualmente ai Comuni ATO 4 l’importo riferito alla quota capitale ed interessi di competenza dell’esercizio, in relazione ai mutui gravanti sulle opere di proprietà degli enti locali ed il canone di concessione delle opere ricevute in affidamento. In cambio, il Gestore ha il diritto d’uso degli impianti; sulla base dei predetti oneri si procede alla determinazione del piano tariffario, in quanto costi di gestione riconosciuti ai fini della determinazione del servizio (cioè di un corrispettivo). L’operazione si atteggia come integrazione di corrispettivo a fronte dell’affidamento degli impianti. Difatti la società Gestore non si limita a pagare le rate di mutuo, ma in forza dell’art. 19 della Convenzione e dell’art. 29.4 del Disciplinare tecnico riqualificherà questo pagamento come costo che troverà collocazione in bilancio all’interno della voce B8 “costo per il godimento di beni di terzi”. È altrettanta fondata la tesi dell’A.f. laddove Il fatto che il rimborso delle rate di mutuo costituisca un costo annualmente imputabile al bilancio del gestore in quanto direttamente correlato alla corrispondente quota di ricavo da tariffa, dimostra che le operazioni/prestazioni contestate, producono (nei bilancio del Comune e del Gestore) effetti economici, quindi non solo di natura finanziaria. L’accollo delle passività pregresse gravanti sulle infrastrutture non rappresenta affatto un’operazione diversa rispetto alla concessione delle infrastrutture, come sostiene il ricorrente, ma costituisce piuttosto una modalità di pagamento assunta con il Comune e che concorre a determinare il corrispettivo della concessione. Ne consegue che i rimborsi di cui è causa andavano assoggettati a tassazione Iva ai sensi dell’art. 3, comma 1, del D.p.r. 633/1972.

A supporto di questa emananda sentenza ricorre senza dubbio lo studio approfondito di concerto tra Consiglio Nazionale dei Commercialisti e la Fondazione dello stesso Ordine professionale (cfr. “Il trattamento fiscale del trasferimento delle reti del sistema idrico integrato” del 12 luglio 2017). “In merito al profilo soggettivo, l’attività posta in essere dal Comune, che consiste nel mettere a disposizione del gestore del servizio idrico integrato le infrastrutture necessarie per l’espletamento del servizio, consentendone il relativo sfruttamento economico per il periodo della convenzione di affidamento del servizio stesso, si configura quale esercizio di un’attività economicamente rilevante ai fini IVA ai sensi dell’art. 4 del D.P.R. 633/72 in quanto si ricollega direttamente alla pregressa gestione del servizio idrico realizzata dal proprietario in forma commerciale. Di conseguenza, è possibile ritenere che l’importo delle rate di mutuo pregresse corrisposte dal gestore del servizio al proprietario abbia natura di corrispettivo e sia, pertanto, da assoggettare ad IVA ad aliquota ordinaria.”

Questo è il convincimento del Collegio che ritiene fondata le tesi Resistenti. Ma vi è di più.

La Parte ricorrente sostiene che alcuni precedenti giurisprudenziali (di merito) le siano favorevoli: premesso, che non li si condivide, ad ogni modo ve ne sono altri di diverso ed opposto segno e che alcuni tra quelli richiamati a favore dal Ricorrente sono stati già oggetto di appello  e di riforma dalla CTR del Lazio. Sulla natura non commerciale dell’operazione contestata, questo Collegio rileva come il Comune conceda in uso al gestore per tutta la durata dell’affidamento i beni, le opere e gli impianti necessari all’erogazione del servizio e che tale attività si configuri ai fini fiscali una prestazione di servizi ai sensi dell’art. 3 del DPR n. 633/1972. Da un punto di vista meramente soggettivo, inoltre, l’attività oggetto di accertamento si ricollega direttamente alla pregressa gestione del servizio idrico realizzata dal Comune in forma commerciale (cfr. sent. n. 877/19/17 della CTR Lazio sez. Latina e sent. n. 840/17 del 29.9.2017 della CTP di Frosinone).

La Acqualatina, organizzata in forma di S.p.A. per la gestione del servizio idrico, opera non già come longa manus delle amministrazioni municipali, ma in forza di rapporti contrattuali in virtù dei quali essa versa ai Comuni un canone corrispettivo per la distribuzione e, dall’altro, incassa dagli utenti i corrispettivi per la fruizione del servizio a destino. Con l’acquisto della personalità giuridica, la S.p.A. ha senz’altro assunto la qualità di soggetto passivo IVA ai sensi dell’articolo 4 del D.P.R. n. 633 del 1972. Le operazioni da essa compiute hanno natura imponibile a prescindere dal fatto che esse siano rese per concessione degli enti territoriali o contratto con gli stessi e si riferiscano a un servizio a pagamento che può rientrare nei compiti dell’ente medesimo. Il comma 5 dell’articolo 4 del decreto IVA stabilisce che sono considerate In ogni caso commerciali, anche se esercitate da enti pubblici, le attività di erogazione di acqua e servizi di fognatura e depurazione, gas, energia elettrica e vapore (cfr. Cass. n. 6234/2015 per questione del tutto similare).

Va infine rimarcato che il convincimento sull’esito del giudizio, in altri termini, si fonda essenzialmente che l’articolo 4, §5, della “sesta direttiva” (conf. articolo 13, §1, della “direttiva rifusa”) prevede che Stato, Regioni, Province e Comuni e gli altri organismi di diritto pubblico sono esclusi dal campo applicativo dell’IVA solo per le operazioni che esercitano quali pubbliche autorità. Infatti, lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni e gli altri organismi di diritto pubblico non si sottraggono al regime di ordinaria imponibilità delle attività economiche da essi disimpegnate se non per le operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità. In maggior dettaglio: “Gli Stati, le regioni, le province, i comuni e gli altri organismi di diritto pubblico non sono considerati soggetti passivi per le attività od operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità, anche quando, in relazione a tali attività od operazioni, percepiscono diritti, canoni, contributi o retribuzioni. Se però tali enti esercitano attività od operazioni di questo genere, essi devono essere considerati soggetti passivi per dette attività od operazioni quando il loro non assoggettamento provocherebbe distorsioni di concorrenza di una certa importanza”. Dal combinato disposto del citato art. 4, par. 5 e dell’art. 4 comma 5, lett. b. D.P.R. 633/72, si evince pertanto che, onde ricostruire il perimetro delle attività imponibili esercitate da un ente pubblico, debbano concorrere due condizioni, una positiva, costituita dal fatto che l’attività esercitata deve essere un’attività economica consistente nel proficuo sfruttamento di un bene in forma continuativa, ed una negativa, costituita dal fatto che l’ente non agisca in veste autoritativa, salvo che in anche in tal caso dalla mancata tassazione non discendano distorsioni di una certa importanza della concorrenza. Nella fattispecie va escluso che il Comune abbia agito in veste autoritativa a mente del chiaro tenore dell’art. 4 comma 5 DPR n. 633/72 che dispone che “agli effetti delle disposizioni di questo articolo sono considerate in ogni caso commerciali, ancorché esercitate da enti pubblici, le seguenti attività : a) … ; b) erogazione di acqua e servizi di fognatura e depurazione, gas, energia elettrica e vapore …”. Come è dato evincere dalla Convenzione di gestione, è previsto che ” … per le opere realizzate con mutui ancora in essere, il Gestore, in luogo delle quote di ammortamento, si accollerà l’onere del pagamento delle rate che scadranno nel periodo dell’affidamento in concessione degli impianti. Le rate portanti scadenza durante il periodo della concessione costituiranno costo per il concessionario … “. Tale costo, che costituisce il presupposto impositivo, rientra nella determinazione del corrispettivo per la concessione in uso dei beni, delle opere e degli impianti necessari all’espletamento del servizio. Ricorrono, quindi, entrambe le condizioni, sopra indicate, per ritenere imponibile l’attività di concessione svolta dal Comune ricorrente.

Dunque, tanto nel diritto nazionale, quanto in quello eurounitario, gli enti pubblici sono soggetti passivi, ai fini dell’IVA, per l’attività di erogazione del servizio idrico nel suo complesso. Secondo la più recente giurisprudenza, europea e nazionale, è ritenuto soggetto passivo d’imposta anche il Comune che svolga compiti istituzionali, come ad esempio la gestione di parcheggi sul suolo pubblico, ove sia accertato un effetto distorsivo della concorrenza, attuale o potenziale (Cass. n. 3513 del 2012, con riferimento “all’attività esercitata in quanto tale, senza avere riguardo a un mercato locate In particolare” (ult. cit. ; conf. Corte di giustizia, 16 settembre 2008, in causa C-288/07, e 17 ottobre 1969, in cause riunite C-231/87 e C-129/88). La dottrina, nel commentare la giurisprudenza della Corte di giustizia, esattamente osserva che, secondo l’orientamento meglio precisato nel 2008 e per tutte le attività economiche, la verifica di quali effetti abbia sulla concorrenza l’esclusione dall’IVA per gli enti pubblici deve avvenire considerando l’attività in quanto tale. Essa cioè deve essere considerata senza distinguere le effettive condizioni di minore o maggiore competitività tra pubblico e privato nei singoli mercati locali, e quindi senza delimitare la sfera territoriale dei potenziali effetti contrari alla concorrenza. Infatti, la Corte di Lussemburgo conforta l’interpretazione del diritto dell’UE richiamando: (a) le ragioni della neutralità e della certezza, che comportano parità di condizioni per tutti gli operatori economici nell’applicazione del tributo e prevedibilità dell’applicazione e degli effetti della normativa comunitaria; (b) l’esigenza di un’interpretazione restrittiva delle disposizioni derogative, ben potendo l’esclusione dall’IVA dell’ente pubblico essere tale da dissuadere dall’entrare in quello stesso mercato concorrenti privati potenziali. Ai sensi dell’articolo 4, § 1, della “sesta direttiva”, è soggetto passivo IVA chiunque eserciti in modo indipendente un’attività economica a prescindere dagli scopi o dai risultati di quest’attività. La Corte di giustizia reputa tale, ad esempio, anche quella relativa alle infrastrutture stradali, data l’ampiezza delta sfera d’applicazione della nozione d’attività economica. Infatti, l’inapplicabilità dell’IVA dipende da due condizioni, che l’attività sia esercitata dall’ente medesimo e che sia svolta in veste di pubblica autorità (conf. sent. 12 settembre 2000, C-408/97). Ed è tale solo quella svolta dagli enti di diritto pubblico nell’ambito del regime giuridico loro proprio e non anche quella svolta in base allo stesso regime cui sono sottoposti gli operatori economici privati, a maggior ragione in quei settori nei quali gli enti succitati sono di per sé considerati soggetti passivi ossia quanto alle attività di “erogazione di acqua, gas, energia elettrica e vapore”. Peraltro, gli articoli 1 e 3 del decreto IVA stabiliscono che sono rilevanti agli effetti del tributo anche le prestazioni dì servizi effettuate nell’esercizio di imprese, assumendo rilevanza ai fini del tributo medesimo “le prestazioni verso corrispettivo dipendenti da contratti d’opera, appalto, trasporto, mandato, spedizione, agenzia, mediazione, deposito e in genere da obbligazioni di fare, non fare e di permettere quale ne sia la fonte”. Non è dubbio che il contratto di concessione ovvero di servizio sia fonte paritetica d’obbligazioni di fare e di permettere cosi come emerge anche dalla giurisprudenza ordinaria e amministrativa (vd. fra le altre, Consiglio di Stato, sez. V, 14 maggio 2012, n. 2742). Il che coincide con fa nozione di prestazione di servizi fiscalmente rilevante.

Di talché, assorbiti altri motivi di causa, il ricorso è rigettato. In considerazione della particolare materia trattata, in considerazione altresì dell’alternanza decisionale della giurisprudenza di merito, visto ed applicato anche l’art. 92 cpc, si giustifica la compensazione delle spese del giudizio.

PQM

La Commissione, relativamente al processo riunito RGR n. 860/2017,  “Rigetta il ricorso. Compensa le spese”.

Così deciso in Latina, addì 31.1.2018

                                                          il Presidente Rel. Est.

                                                                            (Raffaele Di Ruberto)

 

Sentenza 305 2018 CTP Latina.pdf

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