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CTP di Salerno Sentenza n. 1902 del 14 maggio 2018 (ud 16 aprile 2018)

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI SALERNO

SESTA SEZIONE

riunita con l’intervento dei Signori:

(…) – Presidente

(…) – Relatore

(…) – Giudice

ha emesso la seguente

SENTENZA

– sul ricorso n. (…)

spedito il (…)

– avverso AVVISO DI ACCERTAMENTO (…) IRPEF-ALTRO (…)

contro:

AG. ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE SALERNO

proposto dal ricorrente:

(…)

difeso da:

GAZZO MASSIMILIANO

E AVV. ROBERTO A. JACCHIA A. TERRANOVA

VIA SAN PAOLO 7 20129 MILANO MI

Svolgimento del processo

Avallone Francesco, così come difeso e rappresentato in atti, propone ricorso avverso l’avviso di accertamento n. (…) col quale l’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Salerno -, in relazione all’anno d’imposta 2014, sulla base delle risultanze del p.v.c. redatto dalla (…) aveva accertato a suo carico un maggior reddito (…) corrispondente a costi indebitamente dedotti per un pari importo.

Parte ricorrente ne eccepisce la illegittimità per:

a) violazione degli artt. art. 2, comma 6, L. n. 85 del 2005 e 42 D.P.R. n. 600 del 1973 stante la sua illegittima formazione digitale e la conseguente sua mancata sottoscrizione fisica;

b) violazione degli artt. 7, comma 1, L. n. 212 del 2000 e 42 D.P.R. n. 600 del 1973 per carenza di delega di firma;

c) violazione dell’art. 23, commi 1 e 2, D.Lgs. n. 82 del 2005 per inefficacia della dichiarazione di conformità della copia analogica all’originale informatico e difformità della copia notificata dall’originale;

d) carenza dei presupposti per l’applicazione dell’art. 14, comma 4 bis, L. n. 537 del 1993 in tema di indeducibilità dei c.d. “costi da reato” in ragione della insussistenza degli atti ivi richiamati e posti a fondamento della pretesa tributaria;

e) violazione dell’art. 22 D.P.R. n. 600 del 1973 vista l’assenza di presupposti per contestare la irregolare tenuta della contabilità;

f) violazione dell’art. 1 D.Lgs. n. 471 del 1997 stante la illegittima sanzione di un comportamento lecito.

Conclude pertanto per il suo annullamento con vittoria delle spese di lite.

Ritualmente costituitosi l’Ufficio con note controdeduttive depositate ilo 27.02.2018, preliminarmente, eccepisce la inammissibilità del ricorso per violazione dell’art. 21 D.Lgs. n. 546 del 1992. Indi, contrastando per mero tuziorismo difensivo puntualmente tutte le diverse eccezioni sollevate da controparte, conclude conseguentemente, in via principale, per la declaratoria di inammissibilità del ricorso e, in via subordinata, per il suo rigetto con condanna di quest’ultima al pagamento delle spese di giudizio.

In data 06.04.2018 il ricorrente deposita memorie illustrative con cui insiste come da ricorso introduttivo.

Motivi della decisione

Ritiene la Commissione che vada preliminarmente esaminata la pregiudiziale eccezione sollevata dall’Ufficio in ordine al ritardo della presentazione del ricorso rispetto ai termini decadenziali previsti dall’art. 21 D.Lgs. n. 546 del 1992.

Dalla documentazione versata in atti risulta che quest’ultimo, effettivamente, risulta tardivamente presentato in quanto spedito alla Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Salerno – con raccomandata (…) a fronte della notifica dell’atto qui impugnato avvenuta, per stessa ammissione di parte ricorrente, (…)

Quest’ultima, pur non contestando la circostanza, ritiene infondata la predetta eccezione di inammissibilità in ragione del semplice fatto che la notifica sopra richiamata attiene ad un atto, qual è quello qui impugnato, nullo per omessa sottoscrizione in violazione dell”art. 42 D.P.R. n. 600 del 1973.

L’assunto del ricorrente è meritevole di accoglimento.

L’avviso di accertamento che qui occupa è stato firmato digitalmente dal capo team P.T. ex artt. 1 comma 1 lett. s) e 24 D.Lgs. n. 82 del 2005.

Osserva la Commissione che, con l’apposizione di tale tipo di firma, viene conferita genuinità ed indubbia paternità al documento informatico da notificare unitamente alla garanzia offerta al destinatario dello stesso di aprire la “busta crittografica” e confermarne l’autenticità e, quindi, la sua validità.

Ciò nondimeno va osservato che l’avviso di accertamento in parola, pur se firmato digitalmente, è stato notificato in via ordinaria (messo notificatore) per cui, stante altresì la sua natura di atto tipico delle procedure di controllo fiscale, non v’è dubbio che esso sia stato emesso in violazione dell’art. 42 D.P.R. n. 600 del 1973. E tale convincimento trova sicuro conforto nel disposto di cui all’art. 2, comma 6, D.Lgs. n. 82 del 2005 che, fino all’entrata in vigore dal 27.01.2018 del D.Lgs. n. 217 del 2017 che ne ha modificato la portata, escludeva espressamente l’uso di strumenti informatici per la gestione tra P.P. A.A. “limitatamente all’esercizio delle attività e funzioni ispettive e di controllo fiscale”.

Consegue pertanto che l’atto impugnato, da emettere obbligatoriamente in via analogica (su documento cartaceo o comunque diverso dal digitale), doveva essere necessariamente sottoscritto con firma autografa del capo dell’Ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato e non, così come avvenuto, firmato digitalmente senza alcuna sottoscrizione in originale.

E di palmare evidenza, quindi, che nel caso di specie, trattandosi di atto privo di sottoscrizione, non può che dichiararsene la inesistenza giuridica in ragione della insussistenza di un suo elemento essenziale qual è, appunto, la mancata formazione della volontà di assunzione dei contenuti dell’atto medesimo da parte del suo emittente.

Alla luce di quanto innanzi, ritenuta infondata la pregiudiziale eccezione di inammissibilità del ricorso in ragione della inesistenza giuridica dell’atto impugnato e quindi anche del dies a quo da cui far decorrere i termini per la sua impugnazione, la Commissione, assorbiti gli altri motivi di gravame, provvede al suo accoglimento e, per l’effetto, annulla l’atto impugnato per difetto di sottoscrizione ex art. 42 D.P.R. n. 600 del 1973.

Le spese di giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Commissione Tributaria Provinciale di Salerno – sezione sesta – definitivamente pronunziando sull’opposizione proposta dal sig. (…) accoglie il ricorso e condanna la parte resistente al pagamento delle spese di giudizio che liquida in Euro. 520,00 di cui Euro. 120,00 per contributo unificato, oltre iva e cap come per legge.

Salerno il 16 aprile 2018.

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