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CTP Salerno Sentenza n. 521 del 14 febbraio 2018 (ud 22 gennaio 2018)

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI SALERNO

DECIMA SEZIONE

riunita con l’intervento dei Signori:

ABBONDANDOLO ROCCO – Presidente

PAESANO VINCENZO – Relatore

FIORE FRANCESCO MARIO – Giudice

ha emesso la seguente

SENTENZA

– sul ricorso n. 4387/2017

depositato il 27/09/2017

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ALTRO 1998

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ADD.REG. 1999

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ALTRO 1999

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ADD.COM. 2001

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ALTRO 2001

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ADD.REG. 2002

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ADD.COM. 2002

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ALTRO 2002

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ADD.REG. 2003

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ADD.COM. 2003

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ALTRO 2003

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ADD.REG. 2004

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ADD.COM. 2004

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ALTRO 2004

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ADD.REG. 2005

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ADD.COM. 2005

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ALTRO 2005

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ADD.REG. 2006

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ALTRO 2006

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ADD.COM. 2007

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) IRPEF-ALTRO 2007

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) REGISTRO 2006

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) REGISTRO 2007

– avverso ESTRATTO DI RUOLO n. (…) REGISTRO 2005

contro:

AG.ENTRATE – RISCOSSIONE – SALERNO

proposto dal ricorrente:

M.R.

VIA G. D. A. 53 84122 S. S.

difeso da:

COPPOLA LUCIANO

VIA BARBARULO 93 84014 NOCERA INFERIORE SA

Svolgimento del processo

M.R., in persona del suo procuratore generale, B.A., rappresentato e difeso dall’avv. Luciano Coppola con studio in Nocera Inferiore, via Barbarulo, n. 93, presso il quale viene eletto domicilio, con ricorso inviato all’Agenzia delle Entrate – Riscossione con sede in Roma, sulla base di estratti di ruolo consegnati dall’ Agenzia delle Entrate – Riscossione in data 31.7.2017, ha impugnato cartelle esattoriali che sostiene mai regolarmente notificate.

Gli estratti sono riferiti ai seguenti atti di pagamento:

1. Cartella esattoriale n. (…) – Irpef anno 1998 – presumibilmente notificata in data 22.1.2003;

2. Cartella esattoriale n. (…) – Irpef anno 1999 – presumibilmente notificata in data 30.8.2003;

3. Cartella esattoriale n. (…) – Irpef anno 2001 – presumibilmente notificata in data 19.12.2006;

4. Cartella esattoriale n. (…) – Irpef anno 2002 – presumibilmente notificata in data 24.4.2007;

5. Cartella esattoriale n. (…) – Irpef anno 2003 – presumibilmente notificata in data 14.9.2007;

6. Cartella esattoriale n. (…) – Irpef anno 2004 – presumibilmente notificata in data 11.12.2007;

7. Cartella esattoriale n. (…) – Irpef ritardato pagamento anno 2005 – presumibilmente notificata in data 31.12.2008;

8. Cartella esattoriale n. (…) – Irpef anno 2006 – presumibilmente notificata in data 24.4.2010;

9. Cartella esattoriale n. (…) – Irpef anno 2007 – presumibilmente notificata in data 29.3.2011;

10. Cartella esattoriale n. (…) – Imposta di registro anno 2006 – presumibilmente notificata in data 5.12.2013;

11. Cartella esattoriale n. (…) – Imposta di registro anno 2007 – presumibilmente notificata in data 5.6.2015;

12. Cartella esattoriale n. (…) – Imposta di registro anno 2005 – presumibilmente notificata in data 20.6.2015.

Il ricorrente, ribadita l’ammissibilità dell’impugnativa degli estratti di ruolo e la legittimazione passiva dell’Ufficio opposto, impugna gli accertamenti tributari e le cartelle esattoriali, nonchè le pretese in essi contenute, eccependo la mancata e/o errata notifica delle cartelle esattoriali, con conseguente nullità e/o inesistenza delle stesse. Eccepisce la mancata notifica degli atti impositivi da parte dell’Amministrazione Finanziaria e/o degli atti presupposti. Invoca l’intervenuta prescrizione dei tributi posti alla base delle cartelle e la decadenza dei crediti vantati, anche con riferimento all’art. 25 del D.P.R. n. 602 del 1973 e contesta la mancanza della indicazione della consegna del ruolo, la mancata sottoscrizione dello stesso, la errata determinazione degli interessi.

Conclude chiedendo, per i motivi di cui al ricorso, di annullare le cartelle impugnate nonchè dichiarare inesistenti e/o inesigibili il credito riassunto dalle stesse e i relativi ruoli e, solo in via subordinata, accertare come dovute le eventuali minor somme e/o cartelle che risultassero legittime e provate. Con vittoria di spese e competenze professionali, con attribuzione.

Non si è costituito l’Ufficio opposto (Agenzia delle Entrare – Riscossione) cui il ricorso risulta notificato, presso la sede di Roma, in data 18.9.2017.

Con memoria illustrativa depositata in data 28.11.2017, il ricorrente conferma le proprie eccezioni e le deduzioni, prendendo atto che l’Ufficio non risultava costituito nei termini di cui all’art. 32 del D.Lgs. n. 546 del 1992.

All’udienza di discussione, è presente soltanto il rappresentante del ricorrente, il quale si riporta alle conclusioni rassegnate.

Il Collegio, in camera di consiglio, esaminati gli atti, decide come da dispositivo.

Motivi della decisione

È ammissibile l’impugnazione della cartella (e/o del ruolo) che non sia stata validamente notificata e della quale il contribuente sia venuto a conoscenza attraverso l’estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dall’Agente della riscossione, senza che a ciò sia di ostacolo il disposto dell’ultima parte del terzo comma dell’art. 19 del D.Lgs. n. 546 del 1992. È questo l’innovativo principio sancito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con sentenza del 2 ottobre 2015, n. 19704, la quale risolve il variegato e contrastante orientamento giurisprudenziale in tema di impugnabilità dell’estratto di ruolo.

Con tale pronuncia, la Suprema Corte, intervenendo sulla nota questione della impugnabilità dell’atto precedente non notificato unitamente all’atto successivo notificato di cui all’art. 19 D.Lgs. n. 546 del 1992, afferma che il contribuente può impugnare l’estratto di ruolo e la cartella di pagamento non validamente notificata, anche se ne venga a conoscenza per la prima volta mediante l’estratto di ruolo rilasciatogli dall’Agente della riscossione, senza dover necessariamente attendere uno specifico atto di intimazione per potersi difendere. Ciò, sulla base della considerazione per la quale “una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 19 D.Lgs. n. 546 del 1992 citato impone di ritenere che la ivi prevista impugnabilità dell’atto precedente non notificato unitamente all’atto successivo notificato non costituisca l’unica possibilità di far valere l’invalidità della notifica di un atto del quale il contribuente sia comunque legittimamente venuto a conoscenza e pertanto non escluda la possibilità di far valere tale invalidità anche prima, nel doveroso rispetto del diritto del contribuente a non vedere senza motivo compresso, ritardato, reso più difficile ovvero più gravoso il proprio accesso alla tutela giurisdizionale quando ciò non sia imposto dalla stringente necessità di garantire diritti o interessi di pari rilievo rispetto ai quali si ponga un concreto problema di reciproca limitazione”.

E’ evidente, quindi, la volontà costituzionale di tutela del contribuente che, non avendo ricevuto le cartelle di pagamento, non deve necessariamente attendere altri atti da parte dell’Ufficio per tutelare la propria posizione, ma può valutare la possibilità di agire attraverso visure e rilascio di estratto delle pendenze iscritte, impugnando le riscontrate iscrizioni a ruolo, per le quali sostiene la mancanza di ogni atto di riscossione notificato.

Tale principio va, poi, correlato con quello espresso sempre dalla Suprema Corte (SS.UU. n 23397 del 17.11.2016), secondo il quale “… la scadenza del termine perentorio stabilito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito ma non determina anche l’effetto della c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 cod. civ. Tale principio, pertanto, si applica con riguardo a tutti, gli atti. – comunque denominati – di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle legioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Con la conseguenza che, qualora per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 cod. civ., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo”.

La prescrizione rappresenta un fenomeno di estinzione di un diritto a seguito del suo mancato esercizio e riguarda l’esercizio del diritto di credito già sorto, come, ad esempio, il credito dell’Amministrazione finanziaria nei confronti del contribuente. Per i crediti tributari, ad eccezione di espresse deroghe previste dalla legge, il fenomeno estintivo si realizza trascorso il termine di prescrizione ordinario previsto dal Codice civile (art. 2946) e cioè dieci anni.

Rappresentati, pertanto, la legittimità, i presupposti e i limiti entro i quali è possibile la contestazione di debiti tributari attraverso l’impugnativa di estratti di ruolo comunque acquisiti dal contribuente e precisato che “l’impugnazione diretta del molo esattoriale, da parte del debitore che chieda procedersi ad un accertamento negativo del credito dell’Amministrazione in esso risultante, è inammissibile per difetto di interesse, sempre che le cartelle esattoriali siano state regolarmente notificate, non prospettandosi tale accertamento come unico strumento volto ad eliminare la pretesa impositiva della Amministrazione, alla quale, invece, il debitore può rivolgersi in via amministrativa, domandando l’eliminazione del credito in autotutela mediante il cd. sgravio” (Cass. Sez. 3, n. 22946 del 10.11.2016), nonchè che, in ogni caso, “… tale impugnazione deve tuttavia rispondere alla disciplina che le è propria e, in primo luogo, al requisito della tempestività ex art. 21 del citato decreto, la cui sussistenza deve essere provata, per regola generale, dallo stesso ricorrente, con riguardo alla data dell’avvenuta conoscenza dell’atto enunciativo della pretesa tributaria” (Cass. Sez. 5, n. 13584 del 30.5.2017), va dato atto che la mancata costituzione in giudizio dell’ Agenzia delle Entrate – Riscossione, Ufficio che avrebbe emesso le cartelle impugnate, assente nonostante la regolare notifica del ricorso, con assunzione, quindi, di tutte le eventuali conseguenti responsabilità, non consente di contrastare l’eccezione del ricorrente e di verificare l’eventuale regolare notifica delle cartelle. Il che rende possibile, per il ricorrente, sollevare le eccezioni che vanno, quindi, esaminate.

Va, quindi, valutata, alla luce della documentazione depositata, la eccezione di prescrizione, anche in ragione del principio di cui alla sentenza 23397 del 17.11.2016, secondo il quale occorre tener conto dei termini ordinari previsti dalla norma, essendo chiaro che, in ogni caso, non può richiamarsi la prescrizione ordinaria, decennale, quando “per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria”. La sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente, infatti, di fare applicazione dell’art. 2953 cod. civ., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo.

A. Nella circostanza, quindi, tenuto conto della data indicata negli estratti di ruolo (31.7.2017), delle date di presunta, comunque non provata, notifica indicate negli stessi estratti e della mancanza anche di qualsiasi atto interruttivo, risultano maturati i termini prescrizionali ordinari, decennali, per la esazione dei crediti riportati nelle seguenti cartelle: 1. Cartella esattoriale n. (…) – Irpef anno 1998 – presumibilmente notificata in data 22.1.2003; 2. Cartella esattoriale n. (…) – Irpef anno 1999 – presumibilmente notificata in data 30.8.2003; 3. Cartella esattoriale n. (…) – Irpef anno 2001 – presumibilmente notificata in data 19.12.2006; 4.Cartella esattoriale n. (…) – Irpef anno 2002 – presumibilmente notificata in data 24.4.2007.

Tenuto conto, infatti, delle date di asserita notifica indicata dallo stesso ufficio procedente va ritenuta prescritta ogni azione diretta all’esecuzione dei predetti titoli così definitivamente formatisi.

B. Quanto alle altre pretese, per i cui atti esattivi (cartelle di pagamento) non viene fornita alcuna prova di avvenuta notifica, va considerata l’altra eccezione posta dal ricorrente, ovvero la intervenuta decadenza ex art. 25 del D.P.R. n. 602 del 1973 (cartella di pagamento) che disciplina i termini di notifica, da parte dell’agente della riscossione, a pena di decadenza, della relativa cartella. In base al tipo di credito da riscuotere, la legge prevede determinati termini di decadenza entro i quali il concessionario può notificare la cartella esattoriale e procedere così alla riscossione mediante ruolo. Una volta decorsi tali termini senza che la notifica della cartella sia avvenuta, il credito, pur se ancora esistente, potrà essere recuperato dagli enti creditori solo ricorrendo alle normali procedure giudiziarie (per esempio ricorso o citazione in giudizio, decreto ingiuntivo, ordinanza ingiunzione ecc.). La decadenza non va confusa con la prescrizione: la prescrizione è la sanzione per non aver esercitato un diritto nei termini. Un credito prescritto è un credito estinto. Il diritto si prescrive dopo un certo periodo di tempo decorso senza che l’Agente della riscossione abbia notificato alcun atto interruttivo; ne consegue l’impossibilità di pretendere il pagamento né con riscossione né tramite azione giudiziale. La decadenza è invece la sanzione per non aver esercitato una determinata azione necessaria ad acquisire un diritto. Il concessionario decade dall’azione di riscossione se entro determinati termini non notifica alcun atto della riscossione (avvisi e cartelle). Tenuto conto, pertanto della tipologia di tributo, e dell’anno cui si riferisce il tributo stesso, dato atto che non v’è prova dell’avvenuta effettiva notifica della cartella, non essendosi, peraltro, l’ufficio competente costituito in giudizio, e tenuti presenti i dati dei relativi estratti conto e la circostanza che non v’è prova di presentazione di dichiarazione, di tipologia di accertamento o di denuncia da parte del contribuente, la decadenza ex art. 25 del D.P.R. n. 602 del 1973 può essere individuata per le seguenti cartelle: 1. Cartella esattoriale n. (…) – Irpef anno 2003; 2. Cartella esattoriale n. (…) – Irpef anno 2004; 3. Cartella esattoriale n. (…) – Irpef ritardato pagamento anno 2005; 4. Cartella esattoriale n. (…) – Irpef anno 2006; 5. Cartella esattoriale n. (…) – Irpef anno 2007; 6. Cartella esattoriale n. (…) – Imposta di registro anno 2006; 7. Cartella esattoriale n. (…) – Imposta di registro anno 2007; 8. Cartella esattoriale n. (…) – Imposta di registro anno 2005. Infatti, l’imposta di registro relativa agli atti non presentati per la registrazione obbligatoria (nella fattispecie contratti di locazione), può essere richiesta, entro il termine di decadenza di cinque anni dal giorno in cui avrebbe dovuto essere richiesta la registrazione o si è verificato il fatto che legittima la registrazione d’ufficio, così come per le imposte sul reddito e per l’IVA, l’art. 43 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, e l’art. 57, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, prevedono il termine di decadenza del 31 dicembre del 4 anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione. Nel caso di omessa presentazione della dichiarazione annuale, il termine previsto è del 31 dicembre del 5 anno successivo a quello nel quale avrebbe dovuto essere presentata. Entrambi i termini si raddoppiano in caso di violazione che comporti l’obbligo di denuncia, ai sensi dell’art. 331 c.p.p., per uno dei reati previsti dal D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, circostanza non provata dall’Ufficio.

In conclusione, il ricorso va accolto. Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Commissione accoglie il ricorso, dichiarando, per tutte le cartelle impugnate, prescritte le relative azioni di riscossione o intervenuta decadenza dei relativi accertamenti, per come in motivazione. Condanna l’Agenzia delle Entrate – Riscossione al pagamento, a favore del procuratore di parte ricorrente, in ragione del dichiarato anticipo, delle spese ed onorari di giudizio, liquidate complessivamente in Euro 1.500,00 oltre IVA ed accessori, oltre ad Euro 1.410,00 per C.U..

Salerno, il 22 gennaio 2018.

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