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Dirigenti decaduti – Funzionari delegati alla firma di terza fascia (Cassazione n. 22800 9.11.2015)

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Dirigenti decaduti - Funzionari delegati alla firma di terza fascia (Cassazione n. 22800 9.11.2015) - iltuotributarista

Per effetto della sentenza di Cassazione n. 22800 del 9.11.2015, l’avviso di accertamento è nullo, ai sensi dell’art. 42 del DPR 600/73,  se non reca la sottoscrizione del capo dell’ufficio o di un altro funzionario della carriera direttiva da questi delegato. Non è necessario quindi che il funzionario delegato alla sottoscrizione possieda la qualifica di dirigente, ma è sufficiente che appartenga alla “carriera direttiva”.

Secondo l’organizzazione interna dell’Agenzia delle Entrate, appartengono alla carriera direttiva i funzionari di terza fascia, che corrisponde all’ex nona qualifica funzionale.

Nel momento in cui il contribuente eccepisce però la potenziale illegittimità dell’accertamento per invalido rilascio della delega alla sottoscrizione, spetta all’ente impositore fornire la prova circa la legittimità della stessa (Cassazione n. 22803 del 9.11.2015).

Tra l’altro, dice la Corte, non è agevole, per il contribuente, verificare se il delegato abbia, effettivamente, tale potere, e se esso sia stato conferito in maniera legittima. La delega può essere rilasciata con atto proprio del capo ufficio o con ordine di servizio, a condizione che ne siano indicate le ragioni (carenza di personale, assenza, vacanze, malattia …).

Di contro, non è ammessa la c.d. “delega in bianco”, consistente nella “indicazione della sola qualifica professionale del dirigente destinatario della delega, senza alcun riferimento nominativo alla generalità di chi effettivamente rivesta tale qualifica”.

Alcune riflessionni

Nel sistema tributario non è rinvenibile una norma, di carattere generale, che sancisca la nullità degli atti impositivi sottoscritti da funzionari non legittimati a ciò. Infatti, sino a quando non sarà approvato un vero e proprio “Codice tributario”, i profili di legittimità continueranno tendenzialmente ad essere disciplinati dai corpi normativi delle singole imposte.

Secondo un orientamento della Corte di Cassazione, ove non esista una norma specifica che disciplini gli effetti del vizio di sottoscrizione (cosa che accade, ad esempio, per gli accertamenti su imposte sui redditi), “opera la presunzione generale di riferibilità dell’atto all’organo amministrativo titolare del potere nel cui esercizio esso è adottato” (Cass. 9.1.2014 n. 220 per il diniego di condono, Cass. 27.7.2012 n. 13461 per le cartelle di pagamento e Cass. 23.2.2010 n. 4283 per l’avviso di mora).

Nel processo tributario i motivi di ricorso devono essere eccepiti nel ricorso introduttivo a pena di decadenza, in quanto una loro integrazione successiva è ammessa solo se l’esigenza deriva da documenti non conosciuti depositati ad opera della controparte ex art. 24 del DLgs. 546/92 (cfr., per tutte, Cass. 30.10.2009 n.23123).

Ai sensi dell’art. 19 co. 3 del DLgs. 546/92, ogni atto impositivo deve essere impugnato per vizi propri, in quanto vige l’autonomia degli atti impugnabili (Cass. 27.6.2011 n. 14072 e Cass. 17.12.2010 n. 25614).

Per questa ragione, se il contribuente non ha censurato il vizio di sottoscrizione nel ricorso contro l’atto “presupposto” (avviso di accertamento, di liquidazione, cartella di pagamento), non lo potrà più fare nel ricorso contro l’atto “successivo” (cartella di pagamento, comunicazione di ipoteca, intimazione ad adempiere).

Così, se il contribuente raggiunto da un accertamento esecutivo ex art. 29 del DL 78/2010 non eccepisce il vizio di sottoscrizione ai sensi dell’art. 42 del DPR 600/73, è arduo sostenere che possa farlo nel ricorso contro la comunicazione di ipoteca. Del pari, la censura sulla sottoscrizione del ruolo ex art. 12 del DPR 602/73, se non sollevata nel ricorso contro la cartella di pagamento, non potrà riguardare l’impugnazione contro atti successivi, come il preavviso di fermo o la comunicazione di ipoteca.

Leggi anche il contributo di Fiscal Focus “Agenzie fiscali: la Cassazione “salva” gli atti dei dirigenti illegittimi

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