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Dirigenti decaduti – Milano invia la segnalazione alla corte dei conti

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Dirigenti decaduti Milano invia la segnalazione alla corte dei conti - iltuotributarista.it

Corposa sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Milano, che in considerazione del fatto che il giudice collegiale tributario, in veste di pubblico ufficiale ex art. 357 c.p., ha l’obbligo giuridico diretto (ex art. 83 L.1240/1923, art. 53 comma 2 e 3 RD 1214/1934, artt. 20 e 21 t.u. 3/1957, art. 1 comma 3 L. 20/94) di trasmettere alla Procura della Corte dei conti un rapporto su eventuali responsabilità per danno erariale, nonché denuncia alla Procura della Repubblica (ex art. 331 c.p.p.)  per eventuali rilievi penali, anche perchè responsabilità contabili e penali incombono direttamente anche sul giudice collegiale tributario che abbia omesso le doverose denunce (361 c.p.), manda – per debito d’ufficio e per quanto di propria rispettiva ritenuta competenza – alla segreteria di sezione per la trasmissione in copia del fascicolo di causa alle locali Procure della Repubblica, contabile e penale.

Nella sentenza n. 3698/50/15 del 28.8.2015 la Commissione Tributaria Regionale di Milano, ha osservato preliminarmente, la sussistenza di un difetto assoluto di attribuzione dei necessari poteri e funzioni dirigenziali al sottoscrittore dell’atto di appello, atteso che la qualifica di dirigente era stata conferita dal Direttore Provinciale dell’Agenzia delle Entrate, Direzione Provinciale I di Milano, (titolare esclusivo ratione officii del potere impositivo tributario nella Direzione summenzionata) e che lo stesso risulta assente (sia per la qualifica dirigenziale, sia per la funzione di preposti ai rispettivi uffici) negli organigrammi e nei ruoli ufficiali on-line dell’Agenzia delle Entrate, pagina della “trasparenza amministrativa” del relativo sito ufficiale web.

A dire il vero, dice il collegio giudicante, un elenco dettagliato di tutti gli incarichi dirigenziali coinvolti nella dichiarazione di illegittimità costituzionale de qua (con nomi e magari anche curricula completi di retribuzione, come prevede la legge), non solo non era stato approntato, ma anzi l’Agenzia delle Entrate aveva inopinatamente cancellato i nomi di tali pseudo dirigenti dalla pagina “trasparenza amministrativa” del proprio sito al solo fine di ostacolare la ricerca della prova ai sempre più numerosi ricorrenti.

Giova rammentare che la qualifica rivestita (dirigente, ovvero funzionario di III Area) non va confusa con la funzione svolta (capo ufficio, capo area, ecc.). Nella sottoscrizione degli atti, un funzionario incaricato di funzioni dirigenziali dovrà sempre indicare la funzione svolta, ma non dovrà indicare una qualifica non spettante.

La Commissione, quindi, ritiene che il vizio invalidante dell’atto d’appello, sanzionato con la nullità, in quanto sottoscritto da soggetto non legittimato – è preliminare e dirimente. Trattandosi di una nullità -assoluta ex art. 21-septies, L. 241/90 (c.d. inesistenza giuridica), essa può essere eccepita in ogni stato e grado del giudizio, anche d’ufficio (Cass. sent. 12104/2003), e ciò che per legge è rilevabile d’ufficio, in ogni stato e grado del giudizio, viene sottratto alla disponibilità delle parti per un superiore senso di giustizia che deve essere presidiato dal giudice a tutela delle parti processuali più deboli.

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