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Per il disconoscimento delle copie non basta eccepire l’assenza di originale

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Qualora il contribuente nel proprio ricorso intenda disconoscere le copie degli avvisi di ricevimento depositati dalla controparte, non è sufficiente che eccepisca l’assenza dell’originale, ma è necessaria la presenza di una doglianza specifica, idonea a confutare la validità della notifica.

Lo ha precisato la Ctr Lombardia con sentenza n. 5116/21/2017 pubblicata il 06/12/2017.

Motivazioni

La Suprema Corte con la sentenza n.8861/2016 ha statuito che la produzione dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia dell’atto processuale spedita per la notificazione a mezzo del servizio postale, ai sensi dell’art. 149 c.p.c., richiesta dalla legge in funzione della prova dell’avvenuto perfezionamento del procedimento notificatorio, può avvenire anche mediante l’allegazione di fotocopie non autenticate, ove manchi contestazione in proposito, poiché la regola posta dall’art. 2719 c.c., per la quale le copie fotografiche o fotostatiche hanno la stessa efficacia di quelle autentiche, non solo se la loro conformità all’originale è attestata dal pubblico ufficiale competente, ma anche qualora detta conformità non sia disconosciuta dalla controparte, con divieto per il giudice di sostituirsi nell’attività di disconoscimento alla parte interessata, pure se contumace, trova applicazione generalizzata per tutti i documenti.

Nel caso di specie, il contribuente nel proprio ricorso non ha mosso alcun disconoscimento specifico in relazione alle copie degli avvisi di ricevimento (ad esempio negando la validità della sottoscrizione o dei dati colà contenuti), limitandosi ad eccepire l’assenza di originale. Il che non integra alcuna doglianza specifica, idonea a confutare la validità della notifica.

Inoltre, sempre seguendo le statuizioni del giudice di legittimità, (cfr. Cass. sent. n.2790/2016), l’articolo 26, comma 1, del d.p.r. n.602/1973, prevede una modalità di notifica, integralmente affidata al concessionario stesso ed all’ufficiale postale, alternativa rispetto alla notificazione a mezzo dell’Ufficiale giudiziario. In tale evenienza, la notifica si perfeziona con la ricezione del destinatario, alla data risultante dall’avviso di ricevimento, senza necessità di un’apposita relata di notifica, visto che è l’ufficiale postale a garantirne, nel menzionato avviso, l’esecuzione effettuata su istanza del soggetto legittimato e l’effettiva coincidenza tra destinatario e consegnatario della cartella (art. 26, penultimo comma cit.).

La disposizione in esame, quindi, come evidenziato dai giudici di legittimità, non impone all’agente della riscossione l’onere di depositare in giudizio la copia della cartella di pagamento ai fini della prova del perfezionamento del procedimento di notificazione e della relativa data, né la redazione di una apposita relata. L’onere della prova, infatti, secondo il giudice di legittimità è assolto mediante la produzione dell’avviso di ricevimento.

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