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Doppio contributo unificato se vi sono motivi aggiunti – Termine notifica non perentorio

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La soggezione al pagamento del contributo unificato anche dei motivi aggiunti che introducono domande nuove è espressamente prevista dalla legge (art. 13, co. 6-bis.1, D.P.R. n. 115/2002). Il termine per la notifica dell’invito al pagamento di cui all’art. 248 del D.P.R. n. 115/2002 non è perentorio.

Lo ha precisato la CTR Lazio, sentenza n. 1679/5/18 del 15/03/2018, con le seguenti

Motivazioni

Depongono in tal senso, innanzitutto, la mancata statuizione della perentorietà nelle norme del medesimo Testo unico sulle spese di giustizia e, in secondo luogo, la coerenza dell’ordinatorietà con la disciplina generale del contributo unificato. Esso deve essere pagato contestualmente alla costituzione in giudizio e/o al deposito del ricorso (v. art. 14 del D.P.R. n. 115/2002), semplicemente sulla base del raffronto fra il valore della causa e gli scaglioni di riferimento (v. artt. 9 e 248); questi ultimi sono indicati direttamente dalla legge (art. 13) ed il valore della causa deve essere dichiarato dalla parte nell’atto introduttivo (art. 14, co. 2).
Si tratta, dunque, di un’obbligazione tributaria che insorge ex lege per il solo fatto dell’introduzione di una domanda innanzi ad un organo giurisdizionale ed il tributo deve essere auto-liquidato dalla parte e da questa immediatamente versato contestualmente alla costituzione in giudizio.

In questo contesto, l’invito al pagamento di cui all’art. 248 del D.P.R. n. 115/2002 rappresenta un’attività dell’amministrazione con finalità essenzialmente collaborativa nei riguardi della parte obbligata, per dare a questa l’occasione di provvedere, pur se già in mora, al pagamento spontaneo del tributo, così da evitare la riscossione coattiva, da attuarsi mediante iscrizione a ruolo (ai sensi dell’art. 249 e delle disposizioni ivi richiamate), e l’addebito degli interessi, decorrenti dal deposito dell’atto processuale che ha fatto insorgere l’obbligazione tributaria.

Ciò si evince bene dal tenore testuale dell’art. 16, co. 1, («In caso di omesso o insufficiente pagamento del contributo unificato si applicano le disposizioni di cui alla parte VII, titolo VII del presente testo unico e nell’importo iscritto a ruolo sono calcolati gli interessi al saggio legale, decorrenti dal deposito dell’atto cui si collega il pagamento o l’integrazione del contributo.») e dell’art. 248, co. 1, («Nei casi di cui all’articolo 16, entro trenta giorni dal deposito dell’atto cui si collega il pagamento o l’integrazione del contributo, l’ufficio notifica alla parte, ai sensi dell’articolo 137 del codice di procedura civile, l’invito al pagamento dell’importo dovuto, quale risulta dal raffronto tra il valore della causa ed il corrispondente scaglione dell’articolo 13, con espressa avvertenza che si procederà ad iscrizione a ruolo, con addebito degli interessi al saggio legale, in caso di mancato pagamento entro un mese.»).

I suddetti profili di coerenza della disciplina del pagamento (spontaneo) e della riscossione (coattiva) del contributo unificato, oltre che a supportare, come detto, l’interpretazione circa la non perentorietà del termine per la notifica dell’invito ex art. 248 T.U., valgono altresì ad escludere il dubbio di costituzionalità prospettato dalla ricorrente. Il sistema di adempimento dell’obbligazione tributaria de qua è equilibrato e razionale e d’altra parte non espone il contribuente ad un’illimitata soggezione alla pretesa tributaria, posto che quest’ultima non può non subire gli effetti estintivi della prescrizione.

 

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