Home Tributario Fatture inesistenti – costi non deducibili ai fini penali

Fatture inesistenti – costi non deducibili ai fini penali

549
0
Fatture inesistenti - costi non deducibili ai fini penali - iltuotributarista.it

I costi comprovati da “fatture soggettivamente inesistenti” non possono considerarsi deducibili ai fini penali, in quanto la norma che ha modificato le regole sui costi da reato trova applicazione nel solo accertamento tributario e non anche nel processo penale. La conseguenza è che l’imposta evasa concorre alla determinazione della somma da sottoporre a sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente.


A fornire questa interpretazione è stata la Corte di Cassazione con la sentenza 42994 depositata il 26 ottobre 2015.

La vicenda trae origine da un caso di frode carosello, con emissione ed utilizzo in dichiarazione di fatture soggettivamente inesistenti. Verso uno dei soggetti coinvolti nella frode era stato disposto un sequestro per equivalente che teneva conto sia dell’Iva indetraibile, sia dell’Ires relativa a costi indeducibili. Il provvedimento impugnato innanzi al Tribunale del riesame era stato confermato.

L’indagato ha proposto quindi ricorso per cassazione lamentando, in estrema sintesi, che l’Ires non poteva essere ripresa a tassazione in quanto le operazioni erano effettivamente avvenute (trattandosi di fatture soggettivamente inesistenti) e che l’Iva era stata correttamente versata dall’indagato, che pertanto non aveva tratto alcune beneficio fiscale dalle asserite frodi. Pur volendo ipotizzare la partecipazione consapevole alla frode del contribuente, ai fini delle imposte sui redditi l’articolo 8 del decreto legge 16/2012 ha previsto comunque la deducibilità di tali costi con la sola eccezione del loro diretto utilizzo per il compimento del reato (nella specie da escludersi).

La Cassazione ha ritenuto infondato il ricorso.

In merito all’Iva, i giudici di legittimità, diversamente dai principi già espressi dalla sezione Tributaria e dalla Corte di giustizia, hanno evidenziato che l’imposta, in presenza di operazioni soggettivamente inesistenti, non è detraibile in quanto si tratta di documenti fiscali emessi da chi non ne ha titolo, venendo così meno uno dei presupposti fondamentali per la detrazione. L’eventuale estraneità del contribuente a tali operazioni poiché basata su questioni fattuali esulano dal controllo di legittimità delle misure cautelari.

In merito invece alle imposte sui redditi, il decreto legge 16/2012, che prevede che i costi derivanti da attività illecite sono comunque deducibili, salvo non siano direttamente utilizzati per il compimento del delitto, trova applicazione in sede tributaria ma non penale. Tali costi sono pertanto indeducibili dal contribuente che li ha consapevolmente sostenuti, in quanto espressione di distrazione verso finalità ulteriori e diverse da quelle proprie dell’impresa, venendo così meno il requisito dell’inerenza.

Fonte: ilsole24ore del 27 ottobre 2015

Print Friendly, PDF & Email

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.