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Inammissibile il ricorso di una società estinta

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È inammissibile il ricorso presentato dall’ex liquidatore di una società estinta, ovvero cancellata dal registro imprese.

Lo ha precisato la Cassazione con l’ordinanza n. 19142/2016.

La cancellazione dal registro imprese

In tema di contenzioso tributario, la cancellazione dal registro delle imprese, con estinzione della società prima della notifica dell’avviso di accertamento e dell’instaurazione del giudizio di primo grado, determina il difetto della sua capacità processuale e il difetto di legittimazione a rappresentarla dell’ex liquidatore, sicché eliminandosi ogni possibilità di prosecuzione dell’azione, consegue l’annullamento senza rinvio, ex art. 382 c.p.c., della sentenza impugnata con ricorso per cassazione, ricorrendo un vizio insanabile originario del processo, che avrebbe dovuto condurre da subito ad una pronuncia declinatoria di merito (Cass. sez. V, n. 5736/16), trattandosi di impugnazione improponibile, poiché l’inesistenza del ricorrente è rilevabile anche d’ufficio e nel giudizio legittimità la sentenza di merito impugnata … va cassata senza rinvio ai sensi dell’art. 382, comma 3, secondo periodo, c.p.c.” (Cass. sez. V, n. 20252/15; conf. n, 21188/14).

Debiti nei confronti del fisco

La cancellazione della società dal registro delle imprese, pur provocando, dopo la riforma del diritto societario, attuata dal dLgs. 17 gennaio 2003, n. 6, l’estinzione della società, non determina l’estinzione dei debiti insoddisfatti nei confronti dei terzi, vericandosi un fenomeno di tipo successorio sui generis, in cui la responsabilità dei soci è limitata alla parte di ciascuno di essi conseguita nella distribuzione dell’attivo risultante dal bilancio di liquidazione, sicché l’effettiva percezione delle somme da parte dei soci, in base al bilancio finale di liquidazione, e la loro entità, vanno provate dall’Amministrazione finanziaria che agisce contro i soci per i pregressi debiti tributari della società, secondo il normale riparto dell’onere della prova (Cass. sez. V, sent. n. 13259/15; conf. sent. n. 5736/16; cfr. Cass. nn. 7676/12, 7679/12, 19453/12, 1468/04, 5113/03, 5489/78, 3879/75).

Azione nei confronti dei soci

La cancellazione dal registro delle imprese costituisce il presupposto della proponibilità dell’azione nei confronti dei soci. L’avvenuta percezione di somme in sede di liquidazione del bilancio finale costituisce il limite della responsabilità dei soci, sicché spetta al creditore (che pretende), e non al debitore, l’onere della prova dell’azionata pretesa (art. 2697 c. c.), con riguardo sia alla reale percezione delle somme da parte dei soci — nel corso degli ultimi due periodi di imposta precedenti alla messa in liquidazione, ovvero durante il tempo della liquidazione, a norma del d.P.R. n. 602/73, art. 36, terzo comma (v. Cass. sez. V, nn. 11968/12, 19611/15) — sia alla “entità di tali somme” (cfr. Cass. sez. V, n. 25507/13).

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