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La cartella senza l’estensione .pdf/a e l’attestazione di conformità non è illegittima

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L’estensione nel formato pdf/a è indispensabile solo nei casi in cui si verta in presenza di atti e documenti che, per loro natura, necessitino della sottoscrizione. La carenza di attestazione di conformità e la mancata ricezione da parte del contribuente dell’originale della cartella non sono motivazioni accoglibili in quanto la cartella allegata al messaggio PEC, ricevuta dal contribuente, è essa stessa l’originale: non si tratta, infatti, di una copia foto-riprodotta dell’originale, quanto, piuttosto, del documento informatico originale, del quale, quindi, non esiste altra copia, né analogica, né informatica.

Con queste motivazioni la Ctp di Milano con la sentenza n. 353/01/2018 ha rigettato il ricorso di un contribuente avverso una cartella di pagamento.

Motivazioni.

L’art. 9 del D.P.R. 68/2005, che disciplina le modalità di utilizzo della PEC per le notifiche, stabilisce che la sottoscrizione della “busta di trasporto” è messa a monte dai “gestori” di posta elettronica e, non certo, dal mittente.

La notifica in tal senso è nel pieno rispetto delle modifiche introdotte, mediante l’aggiunta del comma 1 bis all’art. 26 del decreto presidenziale n. 602/1973.

Sottoscrizione digitale della cartella

Per quanto riguarda la sottoscrizione digitale della cartella, nessuna norma di legge prescrive la pena di invalidità della stessa, qualora il contribuente sia in grado di individuare con certezza l’autorità di provenienza. Essendo la cartella esattoriale un atto a natura vincolata, la stessa è stata redatta in conformità al modello approvato con decreto del Ministero delle finanze. Né l’art. 25 del D.P.R. 602/1973, né i richiamati modelli di cartella di pagamento, prevedono la sottoscrizione della cartella, bensì unicamente la stampigliatura della denominazione della società cui è dato incarico di riscuotere, al fine di consentire al contribuente l’individuazione della provenienza del documento (Cassazione, sentenze n. 577/2017; n. 26053/2015 e n. 25773/14).

Mancata sottoscrizione della cartella

La mancata sottoscrizione della cartella, quale eventuale vizio formale, non determina l’annullabilità dell’atto predisposto, in quanto il legislatore ha voluto riconoscere all’amministrazione finanziaria strumenti più duttili ed elastici per svolgere la propria attività, mirata al raggiungimento dell’interesse pubblico, senza che vizi di natura prettamente formale ne possano paralizzare l’azione. 

Mancata estensione nel formato pdf/a

Relativamente alla mancata estensione della cartella in formato .pdf/a, il Giudice senza addentrarsi nel tecnicismo della questione, ha ribadito come la cartella presenti le caratteristiche di legge e che il formato pdf/a sia indispensabile solo nei casi in cui si verta in presenza di atti e documenti che, per loro natura, necessitino della sottoscrizione.

Carenza di attestazione di conformità

Neppure le contestazioni che riguardano la carenza di attestazione di conformità e alla mancata ricezione da parte del contribuente dell’originale della cartella, ad avviso del Giudice milanese, sono doglianze che possono essere accolte. Quest’ultima, allegata al messaggio PEC, ricevuta dal contribuente, è essa stessa l’originale: non si tratta, infatti, di una copia foto-riprodotta dell’originale, quanto, piuttosto, del documento informatico originale, del quale, quindi, non esiste altra copia, né analogica, né informatica (Cassazione sentenza n. 12888/2015).

 

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