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La detrazione IVA spetta anche in caso di fatture non integrate e registrate

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Accertamento da Studi di settore solo per scostamenti gravi - iltuotributarista

La Cassazione, con la sentenza n. 5072 del 13 marzo 2015, si è pronunciata sulla questione della spettanza del diritto alla detrazione dell’IVA relativa agli acquisti intracomunitari di beni nel caso in cui il soggetto passivo non abbia provveduto ad integrare e registrare la fattura ricevuta dal fornitore comunitario, come previsto dagli artt. 46 e 47 del DL 331/93.

Nel ricorso sottoposto alla Corte, L’Agenzia delle Entrate, aveva contestato in una verifica, il mancato rispetto delle previsioni di cui agli artt. 46 e 47 del DL 331/93, notificando un avviso di accertamento con il quale rettificava la dichiarazione IVA annuale, disconoscendo il diritto alla detrazione IVA e pretendendo il versamento dell’imposta a debito, oltre a sanzioni nella misura del 100% dell’imposta.

I supremi giudici, chiamati ad esprimersi sulla controversia, ritenendo la soluzione del caso dipendente dall’interpretazione della sentenza Ecotrade (cause riunite C-95/07 e C-96/07), hanno disposto il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia, con ordinanza interlocutoria n. 25035 del 7 novembre 2013. I giudici comunitari, con sentenza dell’11 dicembre 2014, causa C-590/13, si sono espressi in favore del contribuente, ribadendo che il diritto alla detrazione IVA relativa ad acquisti intracomunitari di beni non può essere negato per il sol fatto che il soggetto passivo non ha assolto obblighi formali quali l’integrazione e la registrazione delle fatture ricevute dal fornitore comunitario (si veda “Detrazione IVA su acquisti intra-Ue anche senza fatture integrate e registrate” del 12 dicembre 2014).

In realtà, il principio fondamentale della neutralità dell’IVA esige che il diritto alla detrazione dell’imposta sia accordato se gli obblighi sostanziali sono soddisfatti e anche se taluni obblighi formali sono stati omessi (punto 38). Da ciò discende che l’Amministrazione finanziaria, se dispone delle informazioni necessarie a comprovare che i requisiti sostanziali sono soddisfatti, non può imporre al soggetto passivo condizioni supplementari per l’esercizio del diritto fondamentale alla detrazione (punto 37).

La Suprema Corte – preso atto che la Corte di Giustizia, nel giudizio de quo, si è posta in continuità con quanto già sostenuto nel caso Ecotrade e in correlazione con i principi comunitari precisati in altre occasioni (quali, tra gli altri, Nidera, punti 47-51, EMS Bulgaria Transport, punto 61, Kopalnia, punti 41 e 48) – riporta l’osservazione dei giudici europei, secondo cui l’Agenzia delle Entrate “disponeva di tutte le informazioni necessarie per accertare la sussistenza dei requisiti sostanziali” (punto 44) e, dunque, per non negare il diritto alla detrazione, anche in mancanza di determinati adempimenti formali.
Ciò comporta che deve ritenersi convalidato quanto emerso nella giurisprudenza di legittimità a favore del contribuente (Cass. nn. 10819/2010, 17588/2010, 8038/2013, 13332/2013, 20486/2013) e che deve, al contrario, considerarsi superato l’orientamento opposto, favorevole al Fisco (Cass. nn. 6925/2013, 20771/2013, 24022/2013).

Richiamando la posizione assunta dall’Agenzia delle Entrate (ris. n. 56/2009), la Cassazione conclude che, se i requisiti sostanziali sono stati soddisfatti, le inadempienze formali nongenerano danno erariale, poiché il risultato fiscale finale sarebbe stato uguale, attesa la neutralizzazione della debenza dell’imposta con l’esercizio del diritto alla detrazione della stessa.

Diversa, secondo la Corte di Giustizia prima e la Cassazione poi, può essere la conclusione solo se la violazione dei requisiti formali ha l’effetto concreto di impedire la prova certa del rispetto dei requisiti sostanziali. Ciò, tuttavia, non è avvenuto nel caso di cui si tratta, cosicché l’esame della Suprema Corte si conclude in favore del contribuente.

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