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La insanabile nullità della procura determina l’invalidità dell’atto di costituzione e la inammissibilità dell’appello

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La insanabile nullità della procura conferita al difensore del libero foro dall’Agente della riscossione per la proposizione del gravame «determina l’invalidità dell’atto di costituzione» della parte anzidetta (Sez. 5 n. 28684/2018, cit., p. 2) e comporta la conseguente inammissibilità del reclamo con la contestuale declaratoria, ai sensi dell’art. 28, comma 5, disp. proc. trib., della inammissibilità dell’appello esperito avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale.

Con questa motivazione la CTR della Calabria con la sentenza n. 1174/4/2019 ha respinto il reclamo avverso il decreto del Presidente che aveva dichiarato l’inammissibilità dell’appello ai sensi degli artt. 27, comma 1 e 61 comma 1, disp. proc. trib..

A norma dell’art. 11 disp. proc. trib. (come novellato dall’art. 9, comma 1, lett. d), n. 1, del d. lgs. 24 settembre 2015, n. 156), l’Agente della riscossione – fatto esclusivamente salvo il caso che si avvalga della assistenza della Avvocatura dello Stato (art. 12, comma 8, disp. proc. trib.) – è, per il resto (al pari degli uffici delle agenzie delle entrate), assolutamente privo del potere di «stare in giudizio mediante procuratore generale o speciale» davanti alle Commissioni tributarie.

La Corte suprema di cassazione, infatti, colla recentissima sentenza della Sez. 5, n. 28.684 del 9 novembre 2018, ha, infatti, stabilito il principio di diritto secondo il quale la ridetta disposizione novellata «ha esteso […] l’inammissibilità della rappresentanza processuale volontaria […] anche all’ufficio dell’agente della riscossione il quale «quindi » [dinnanzi alle commissioni tributarie] deve stare in giudizio […] in persona dell’organo che ne ha la rappresentanza verso l’esterno ovvero in persona di uno o più suoi dipendenti, dallo stesso organo delegati, e [fatta salva la eventualità della rappresentanza organica dell’Avvocatura dello Stato ai sensi dell’art. 43, terzo comma, del RD. 30 ottobre 1933, n. 1611] non può farsi rappresentare […] da un soggetto esterno alla sua organizzazione».

Sicché conseguono la nullità della procura conferita all’avvocato del libero foro e il «difetto dello ius postulandi del difensore» incaricato.

Nella giurisprudenza di legittimità è per vero consolidato e affatto pacifico il principio di diritto della insanabilità della nullità conseguente alla carenza dello ius postulandi (Sez. 3, sentenza n. 14449 del 15/07/2016, Rv. 640526-01; cui adde Sez. L, sentenza n. 944 del 03/02/1999, Rv. 522926-01; Sez. 1, sentenza n. 5967 del 22/06/1994, Rv. 487148-01; Sez. L, sentenza n. 3491 del 14/04/1994, Rv. 486172-01; Sez. 3, sentenza n. 2024 del 01/03/1994, Rv. 485513-01; Sez. L, sentenza n. 799 del 23/01/1993, Rv. 480422-01; Sez. 1, sentenza n. 4120 del 11/07/1985, Rv. 441646-01; Sez. 3, sentenza n. 6603 del 17/12/1984, Rv. 438149-01).

Ed espressamente le Sezioni Unite hanno escluso in termini la applicazione della ridetta disposizione del codice di rito, in quanto la sanatoria in parola «presuppone la regolarizzazione in favore del soggetto o del suo procuratore già costituiti e non consente, pertanto, la costituzione in giudizio di un soggetto diverso dal ricorrente» (Sez. Un., sentenza n. 10414 del 27/04/2017, Rv. 643938-02).

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