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La notifica degli atti tributari

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La notificazione è il meccanismo – le cui forme e modalità sono determinate dalla legge – che consente di portare a conoscenza di uno o più soggetti determinati il contenuto di un atto, mediante consegna di una copia conforme all’originale. In altri termini, quindi, con la notificazione si trasferisce un atto dalla sfera giuridica di un soggetto a quella di un altro soggetto.

Tale attività, per l’interesse pubblico connesso alla garanzia di raggiungimento delle sue finalità, deve essere di regola svolta da un organo pubblico (ufficiale giudiziario) il quale deve dar conto, con apposita relazione, del modo in cui, seguendo la disciplina normativa, ha operato la trasmissione al destinatario di un ben individuato atto.

La relata di notifica

La relata di notifica costituisce un atto pubblico, in quanto proviene da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, e le attestazioni in essa contenute, inerenti alle attività direttamente svolte dall’ufficiale giudiziario medesimo, fanno piena prova fino a querela di falso (Cass., sentenze n. 27050 del 18 dicembre 2006; n. 17064 del 26 luglio 2006).

Secondo gli ultimi orientamenti di Cassazione, quando la notifica avviene mediante spedizione per posta, la relata di notifica non è obblicatoria (Cass. 5898/2015).

Gli atti tributari

Per quanto concerne gli atti tributari, la disposizione normativa di riferimento è rappresentata dall’art. 42, co. 1 D.P.R. n. 600/73, secondo cui “gli accertamenti in rettifica e gli accertamenti d’ufficio sono portati a conoscenza dei contribuenti mediante la notificazione di avvisi sottoscritti dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato“.

Aspetti generali

Relativamente agli atti tributari, che sono atti recettizi (vale a dire che si perfezionano esclusivamente se portati a conoscenza del destinatario), la notificazione è requisito di fondamentale importanza. Da un lato, infatti, per l’ente impositore, la notificazione costituisce l’unico strumento idoneo ad impedire la decadenza dall’esercizio del relativo potere – come, da ultimo, ribadito dalla Cassazione, con sentenza n. 25095 del 27.11.2006.

Gli aspetti procedurali della notifica

La notifica degli atti di accertamento è regolata tramite il richiamo alle disposizioni del c.p.c. di cui agli artt. 137 ss., con alcune peculiarità.

Da un punto di vista procedurale, a seconda della modalità di notificazione che, di volta in volta, viene posta in essere, cambiano gli adempimenti a carico dell’agente notificatore e muta, altresì, il momento in cui la notifica si intende perfezionata.

I soggetti abilitati alla notifica

Come stabilito dall’art. 60 D.P.R. n. 600/73 e le disposizioni del Codice di Procedura Civile, la notifica può avvenire mediante l’intervento:

  • dei messi comunali;
  • dei messi autorizzati dall’Ufficio.

Come avviene la notifica

La notifica può avvenire:

  1. nelle mani proprie del contribuente
  2. presso il suo domicilio fiscale
  3. presso il domiciliatario eventualmente indicato
  4. per mezzo del servizio postale

a) La notifica in mani proprie del contribuente

Si ha “consegna in mani proprie” – tanto per le notifiche ai sensi degli articoli 138 e 140 c.p.c., quanto per quelle a mezzo del servizio postale – ogniqualvolta l’atto “venga comunque consegnato a mani proprie del destinatario (Cass. 9381/2007; 10474/03; 4274/03 e 15687/02)” (Cass., 21.1.2010, n. 1047; conforme,25.2.2010, n. 4594). Ne consegue che laddove, all’esito dei predetti procedimenti notificatori, l’atto venga comunque consegnato personalmente al diretto interessato, la notificazione è valida anche se eseguita in luogo diverso dal domicilio eletto.

L’art. 138 c.p.c. prevede, infatti, che il soggetto legittimato effettua la notifica “di regola mediante consegna nelle mani proprie del destinatario, presso la casa di abitazione oppure, se ciò non è possibile, ovunque lo trovi”  nell’ambito della circoscrizione cui è addetto.

Come stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza 22.8.2002 n. 12398, la notifica nelle mani della moglie del contribuente non può essere considerata equivalente a quella effettuata nelle mani proprie del destinatario. Di contro, la stessa Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18492 depositata l’1.8.2013, ha affermato che è valida la notifica dell’atto impositivo eseguita nei confronti di chi si qualifica all’ufficiale giudiziario come moglie del contribuente, pur non essendo legata al destinatario da alcun rapporto familiare, di convivenza o matrimoniale. Infatti, la dichiarazione resa all’ufficiale notificante è dotata di fede privilegiata, fino a querela di falso, ai sensi dell’art. 2700 c.c..

La notificazione dell’atto mediante consegna al familiare del destinatario è assistita da presunzione di ricezione, ai sensi dell’art. 139, c. 2, c.p.c., solo se avvenuta presso l’abitazione del destinatario, non anche se effettuata presso l’abitazione del familiare (cfr. Cass. n. 18989 del 2015 confermata da Cass. n. 18202/2016).

Con riferimento alle società

Con riferimento alle società, secondo quanto indicato dalla Corte di Cassazione con la sentenza 20.12.2012 n. 23571, la notificazione “a mani proprie” è configurabile anche nei confronti di soggetti diversi dalle persone fisiche, quando la consegna dell’atto venga effettuata a mani del rappresentante legale dell’ente destinatario dell’atto.

La notifica di un atto tributario presso la sede legale o effettiva di una società, è sempre valida, indipendentemente dalla persona fisica che la riceve (Cassazione n.12071/2016).

b) La notifica presso il domicilio fiscale

Il già citato art. 60 D.P.R. n. 600/73 alla lett. c) afferma che “salvo il caso di consegna dell’atto o dell’avviso in mani proprie, la notificazione deve essere fatta nel domicilio fiscale del destinatario”. In altri termini, quindi, viene messo in evidenza l’importanza del domicilio fiscale, quale luogo di destino corretto degli atti.

L’articolo 58 del DPR n. 600 del 1973, prevede che, agli effetti dell’applicazione delle imposte sui redditi, “ogni soggetto si intende domiciliato in un comune dello Stato”, stabilendo poi che il domicilio fiscale coincide:

  • per le persone fisiche residenti, con il comune nella cui anagrafe sono iscritte; per quelle non residenti, con il comune in cui è stato prodotto il reddito o, se il reddito è prodotto in più comuni, con il comune in cui si è prodotto il reddito più elevato;
  • per i soggetti diversi dalle persone fisiche, con il comune in cui si trova la loro sede legale o, in mancanza, la loro sede amministrativa; mentre, ove anche questa manchi, con il comune ove è stabilita una sede secondaria o una stabile organizzazione e, in mancanza, con il comune nel quale esercitano prevalentemente la loro attività.

Ai sensi del primo comma dell’art. 139 c.p.c., se la notificazione non avviene nel modo previsto dall’art. 138, la stessa deve essere fatta nel comune di residenza del destinatario “ricercandolo nella casa di abitazione o dove ha l’ufficio o esercita l’industria o il commercio”.

Quando non è possibile effettuare la notifica in mani proprie

Qualora non sia possibile effettuare la notifica in mani proprie, l’art. 139 c.p.c. prevede un ordine successivo per ricercare il destinatario.

In particolare, l’agente notificatore deve ricercare il contribuente:

  • nella casa di abitazione;
  • dove ha l’ufficio;
  • nel luogo ove svolge la propria attività (art. 139 co. 1 c.p.c.).

Al riguardo, la Corte di Cassazione, con sentenza n. 11137 del 15.5.2006, ha ribadito il principio secondo cui l’art. 139 del c.p.c. “pone un criterio di successione preferenziale solo per quanto riguarda la scelta del comune nel quale deve essere effettuata detta notificazione, cioè quello di residenza, di dimora, o di domicilio” mentre, nell’ambito del comune individuato secondo il suddetto criterio, “ è consentita la notificazione nell’ufficio del destinatario o nel luogo dove esercita l’industria o il commercio in alternativa a quella presso la casa di abitazione, perciò senza necessità di preventiva infruttuosa ricerca del destinatario stesso presso tale abitazione  ”.

Con riferimento ancora all’art. 139 co. 1, l’elenco ivi contenuto non è da ritenersi tassativo, per cui la notifica può avvenire, alternativamente, presso la casa di abitazione o presso il luogo ove il soggetto esercita la propria attività, “senza necessità di preventiva infruttuosa ricerca del destinatario stesso presso tale abitazione” (Cass. 26.7.2002 n. 11077 e Cass. 10.5.2000 n. 5957).

Quando il destinatario non viene rinvenuto

Il secondo comma dell’articolo in commento stabilisce che, ove il destinatario non venga rinvenuto, la notifica può essere eseguita mediante consegna della copia dell’atto (rectius , in virtù della previsione generale di cui al terzo comma dell’art. 137 c.p.c., di una busta chiusa e sigillata contenente copia dell’atto), in primis , a una persona di famiglia o addetta alla casa (o all’ufficio o all’azienda), purché non minore di quattordici anni o non palesemente incapace.

La comunicazione di avvenuta notifica

Relativamente agli atti tributari – a seguito delle modifiche introdotte dal decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248) – all’art. 60 del D.P.R. n. 600 del 1973, dopo la lettera b), è stata inserita la lettera b-bis) che ha stabilito che ogniqualvolta il consegnatario non è il destinatario dell’atto o dell’avviso, l’agente notificatore “consegna o deposita la copia dell’atto da notificare in busta che provvede a sigillare e su cui trascrive il numero cronologico della notificazione, dandone atto nella relazione in calce all’originale e alla copia dell’atto stesso” e che “Sulla busta non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell’atto. Il consegnatario deve sottoscrivere una ricevuta e il messo dà notizia dell’avvenuta notificazione dell’atto o dell’avviso, a mezzo di lettera raccomandata”.

La notifica al portiere o vicino di casa

Nell’ipotesi di notifica al portiere o al vicino di casa, l’art. 139 c.p.c. prescrive che il portiere (o il vicino) deve sottoscrivere una ricevuta e l’agente deve dare notizia di ciò al destinatario tramite raccomandata.

Sul punto, la parte della giurisprudenza ha stabilito che:

  • è irrilevante la mansione attribuita al soggetto (portiere o custode), in quanto rileva che quest’ultimo sia di fatto autorizzato alla ricezione degli atti (Cass. 1.6.2006 n. 13063), senza però stabilire quali sono le forme atte a dimostrare l’autorizzazione di tali soggetti;
  • la notifica è valida anche se il portiere abbia successivamente restituito l’atto (Cass. 30.8.2006 n. 18764), non considerando tuttavia che in tal caso potrebbe venir meno l’effettiva notifica al diretto interessato.

c) la notifica presso domicilio eletto

Quando è stato eletto un domicilio, la notificazione presso il domiciliatario è obbligatoria. La consegna, a norma dell’art. 138, della copia nelle mani della persona o del capo dell’ufficio presso i quali si è eletto domicilio, equivale a consegna nelle mani proprie del destinatario.

La notifica eseguita in luogo o a soggetti diversi da quelli dovuti comporta l’inesistenza della stessa solo in difetto di alcuna attinenza o riferimento o collegamento di quel luogo o soggetto con il destinatario, altrimenti è affetta da semplice nullità (Sez. 2, n. 6470 del 21/03/2011; Sez. 1, n. 16759 del 29/07/2011).

d) la notifica per mezzo del servizio postale

Quando l’ufficio si avvale della notifica per mezzo del servizio postale, alla spedizione dell’atto si applicano le norme concernenti il servizio postale ordinario e non quelle della legge n.890/82.
Lo sostiene la Cassazione con la sentenza n. 3254 del 18 febbraio 2016, nella quale la Corte precisa che “Tale conclusione trova conforto nel tenore letterale dell’art. 141 n. 890/92, come modificato dall’art. 20 L. n.146/98, dal quale risulta che, la notifica degli avvisi e degli atti che per legge devono essere notificati al contribuente può eseguirsi a mezzo della posta direttamente dagli uffici finanziari.
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