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La prova dell’integrità della cartella è a carico dell’agente

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In caso di notifica di cartella di pagamento a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, ove l’involucro contenga plurime cartelle e il destinatario ne riconosca solo una, è necessario, perché operi la presunzione di conoscenza posta dall’art. 1335 cod. civ., che l’autore della comunicazione fornisca la prova che l’involucro le conteneva, atteso che, secondo l'”id quod plerumque accidit“, ad ogni atto da comunicare corrisponde una singola spedizione.

E’ evidente che debba competere al mittente l’onere di dimostrare – ove vi sia contestazione – che l’atto notificato costituiva copia conforme a quella originale, con attestazione resa da soggetto autorizzato dall’ordinamento ad effettuare una tale attestazione.

Altra è infatti l’attestazione (fino a querela di falso) della notificazione, attività del messo notificatore il quale deve certificare l’attività compiuta da lui e dagli altri soggetti in sua presenza.

Tale certificazione, normalmente, non copre anche l’attestazione di conformità dell’atto che costui sì accinge a notificare, attività in generale riservata all’ufficiale giudiziario (all’atto della ricezione dell’atto da notificare) ovvero al difensore autorizzato ad effettuare la notificazione a mezzo del servizio postale.

Ove tale attestazione non sia stata compiuta da questi soggetti, ovvero – sebbene insolitamente – dal messo notificatore (il quale però certifichi esplicitamente la conformità della copia a quella che trattiene per il notificante), l’onere di corrispondenza ricadrà sul mittente.

Nel caso di specie, alcuna valida attestazione della conformità dell’atto notificato è stata prodotta dall’Agente della Riscossione, non essendo sufficiente a tal fine (per l’inidoneità del soggetto certificatore) la copia prodotta in giudizio da Equitalìa.

Così Ctr Sardegna con la sentenza n. 497/2017.

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