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La querela di falso nel processo tributario

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La querela di falso nel processo tributario iltuotributarista.it

La Commissione Tributaria Regionale di Bologna, con la Sentenza n. 120 del 25 gennaio 2016, ha affrontato una tematica che nel processo tributario non è frequente, ovvero quella dell’istituto della querela di falso.

I Fatti

L’Ufficio aveva accertato, in base ai dati presenti nell’Anagrafe Tributaria, che una società, a fronte di una dichiarazione con volume d’affari pari a zero e reddito d’imposta di qualche centinaio di Euro, aveva emesso fatture per qualche centinaio di migliaia Euro e un volume di affari di pari importo, rideterminando, pertanto, il reddito imponibile ai sensi dell’art. 39, comma 2, lettera d) bis del D.P.R. n. 600 del 1973, considerando quali costi sostenuti quelli risultanti dalla dichiarazione presentata, procedendo, di conseguenza, al recupero a tassazione dell’Iva e dell’Irap.

Avverso tale avviso la Società, proponeva ricorso, assumendo l’inesistenza di ogni operazione sottostante l’emissione della fattura, che gli veniva parzialmente accolto.

Avverso la predetta sentenza hanno proposto ricorso sia l’ufficio, assumendo l’omessa e/o insufficiente motivazione della percentuale dei costi deducibili ammessi dalla CTP di Ravenna, nonché la stessa società contribuente, che sosteneva che la sentenza fosse affetta da errore sul presupposto che vi fosse un accertamento penale a carico del commercialista della società, nonché da violazione o mancata applicazione di quanto disposto dall’art. 8 del D.L. n. 16 del 2012 e con riferimento agli artt. 2313 e 2314 c.c.

La contribuente chiedeva, altresì, la sospensione del giudizio di gravame per aver introdotto procedimento di querela di falso innanzi il Tribunale di Ravenna avente ad oggetto la fattura posta a fondamento degli avvisi di accertamento oggetto di separate impugnazioni.

La Commissione Tributaria Regionale di Bologna ha ritenuto che l’istanza di sospensione fosse da disattendere, osservando che l’art. 39 D.Lgs. n. 546 del 1992, stabilisce che il processo tributario debba essere sospeso quando sia presentata querela di falso o debba essere decisa in via pregiudiziale una questione sullo stato o la capacità delle persone, salvo che si tratti della capacità di stare in giudizio. Questa norma, regolando i rapporti tra giurisdizione tributaria ed ogni altra giurisdizione, ordinaria o amministrativa, pone una deroga, per ipotesi tassativamente determinate, al principio generale per il quale le questioni pregiudiziali sono risolte in via incidentale dal giudice munito di giurisdizione sulla domanda.

Pertaeve ritenersi che sia pur sempre demandato al giudice tributario il potere-dovere di verificare che sussistano gli estremi della relazione impeditiva come delineati dall’art. 39 D.Lgs. n. 546 del 1992, intesi quali precondizioni all’operatività della sospensione, non potendo darsi corso alla sospensione laddove l’atto oggetto di querela non assuma alcuna rilevanza nel giudizio.

Nel caso in esame, la Commissione, disattendendo la richiesta di sospensione, ha rilevato come:

  • oggetto di impugnativa fossero gli avvisi di accertamento operati dall’Amministrazione tributaria;
  • la querela di falso fosse stata proposta (dopo gli esiti degli accertamenti penali) con riferimento esclusivo alla fattura emessa dalla stessa società;
  • oggetto della querela possa essere solo la scrittura privata nei limiti del suo riconoscimento diretto o per statuizione legale;
  • la fattura commerciale sia un mero documento fiscale, la cui emissione è connessa all’esecuzione della prestazione.

Dalla lettura della sentenza emerge che può essere oggetto di querela solo una scrittura privata nei limiti del suo riconoscimento diretto o per statuizione legale e non una fattura commerciale che rappresenta un mero documento fiscale, la cui emissione è connessa all’esecuzione della prestazione e che non alcun carattere della scrittura privata riconosciuta o legalmente considerata come riconosciuta. È del tutto evidente, alla luce di quanto detto, come nella fattispecie portata all’attenzione della Commissione Tributaria di Bologna non vi fossero i presupposti per sospendere il processo in virtù della presentazione della querela di falso.

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