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La rateizzazione sulla cartella di pagamento non costituisce acquiescenza

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La rateizzazione chiesta dal contribuente non costituisce acquiescenza e quindi una rinuncia.

La rinuncia per essere tale deve essere determinabile oggettivamente dagli atti del processo e manifestata con una dichiarazione espressa o con un comportamento sintomatico particolare, purché entrambi assolutamente univoci.

Così ha chiarito la Cassazione con la sentenza n. 3347/2017 depositata in data 8 febbraio 2017.

Il fatto

Una contribuente impugnava dinanzi al giudice tributario una cartella di pagamento. La questione viene portata in Cassazione da Equitalia che nel ricorso incidentale sosteneva la nullità della sentenza per mancata pronuncia sull’eccezione pregiudiziale di acquiescenza proposta, per aver, il contribuente, prima della proposizione del ricorso, chiesto ed ottenuto senza alcuna riserva, la rateizzazione della cartella.

Le motivazioni

Per la Cassazione il ricorso incidentale condizionato è infondato e richiamando quanto affermato da Sez. 1, Sentenza n. 2463 del 19/06/1975, Rv. 376355 ha chiarito che “Costituisce principio generale nel diritto tributario che non si possa attribuire al puro e semplice riconoscimento, esplicito o implicito, fatto dal contribuente d’essere tenuto al pagamento di un tributo e contenuto in atti della procedura di accertamento e di riscossione (denunce, adesioni, pagamenti, domande di rateizzazione o di altri benefici), l’effetto di precludere ogni contestazione in ordine all’an debeatur, salvo che non siano scaduti i termini di impugnazione e non possa considerarsi estinto il rapporto tributario.


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Siffatto riconoscimento esula, infatti, da tale procedura, regolata rigidamente e inderogabilmente dalla legge, la quale non ammette che l’obbligazione tributaria trovi la sua base nella volontà del contribuente, Le manifestazioni di volontà del contribuente, pertanto, quando non esprimano una chiara rinunzia al diritto di contestare l’an debeatur, debbono ritenersi giuridicamente rilevanti solo per ciò che concerne il quantum debeatur, nel senso di vincolare il contribuente ai dati a tal fine forniti o accettati. Ciò non esclude che il contribuente possa validamente rinunciare a contestare la pretesa del fisco, ma, perché tale forma di acquiescenza si verifichi, necessario il concorso dei requisiti indispensabili per la configurazione di una rinuncia.

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