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Le motivazioni dell’appello non devono consistere in una formalistica e rigorosa enunciazione delle ragioni

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L’indicazione specifica dei motivi di impugnazione prescritta dall’art. 53 del d.lgs. n. 546 del 1992 non deve consistere necessariamente in una formalistica e rigorosa enunciazione delle ragioni a sostegno dell’appello.

Lo ha specificato la

Cassazione Civile Ord. Sez. 6 Num. 14858 Anno 2019
Presidente: IACOBELLIS MARCELLO
Relatore: CAPOZZI RAFFAELE
Data pubblicazione: 30/05/2019

Il Fatto

Un contribuente impugnava un avviso di accertamento per maggiori imposte IVA e IRAP; che la CTP rigettava nel merito il ricorso; che la CTR dichiarava inammissibile l’appello affermando che non appariva connotato di tutti i necessari presupposti che occorrono per un’impugnazione ammissibile, laddove il contribuente, in difformità dall’art. 53 del d.lgs. n. 546 del 1992, non faceva altro che ribadire le doglianze già prospettate nel primo grado di giudizio in ordine all’atto impositivo, senza dunque muovere alcuna censura in maniera specifica alla decisione impugnata;
che la Corte di cassazione, con sentenza n. 227 del 2016, cassava con rinvio sostenendo che l’indicazione specifica dei motivi di impugnazione prescritta dall’art. 53 non deve consistere necessariamente in una formalistica e rigorosa enunciazione delle ragioni a sostegno dell’appello;
che la CTR, in sede di giudizio di rinvio, rigettava così l’appello: l’appello, ancorché inammissibile, va rigettato per le seguenti ragioni, peraltro ben evidenziate e correttamente motivate dal giudice di primo grado, di seguito riportate, che danno conto delle doglianze del ricorrente: «….». L’appello è dunque, per tali ragioni, infondato, confermandosi la pronuncia impugnata;

il contribuente proponeva ricorso in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., denunciando la violazione ed erronea applicazione e interpretazione dell’art. 53 del d.lgs. n. 546 del 1992 in quanto l’appello era ammissibile perché la decisione impugnata si fondava proprio sulla ritenuta legittimità dell’avviso di accertamento e del precedente verbale della Guardia di finanza con la conseguenza che il contribuente, contestando in maniera puntuale e approfondita le valutazioni dell’ente impositore e dei verbalizzanti, ha assolto l’onere di impugnazione specifica imposto dalla norma in questione.

Conclusioni della Corte

Ritenuto che la CTR non ha minimamente motivato circa le ragioni della inammissibilità dell’appello, pur se la precedente sentenza di questa Corte n. 227 del 2016, riguardante questo stesso procedimento e che aveva cassato con rinvio alla suddetta CTR, aveva ragionevolmente e puntualmente enunciato il principio di diritto secondo il quale l’indicazione specifica dei motivi di impugnazione prescritta dall’art. 53 del d.lgs. n. 546 del 1992 non deve consistere necessariamente in una formalistica e rigorosa enunciazione delle ragioni a sostegno dell’appello;
ritenuto dunque che il ricorso va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Calabria, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

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