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Necessaria la preventiva escussione del cedente per far si che il cessionario sia responsabile per i debiti tributari ereditati

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L’art. 14 del D.lgs. 472/97 prevede espressamente che “il cessionario è responsabile in solido, fatto salvo il beneficio della preventiva escussione del cedente ed entro i limiti del valore dell’azienda o del ramo d’azienda, per il pagamento dell’imposta e delle sanzioni riferibili alle violazioni commesse nell’anno in cui è avvenuta la cessione e nei due precedenti, nonché per quelle già irrogate e contestate nel medesimo periodo anche se riferite a violazioni commesse in epoca anteriore”.

In sostanza, la norma è chiara nell’affermare che il cessionario non risponde dei debiti tributari del cedente in assenza di documentata azione esecutiva avviata ai danni del cedente.
E, dunque, il cessionario risponde dei debiti riconducibili al cedente esclusivamente nell’ipotesi in cui l’amministrazione finanziaria abbia attivato la preventiva escussione ai danni del cedente.
In altre parole, dal testo normativa si evince che la responsabilità solidale in capo al cessionario si concretizza solo dopo la preventiva escussione del cedente e solo per l’eventuale credito residuo rimasto insoddisfatto a seguito dell’infruttuosa conclusione della procedura esecutiva esperita in capo all’alienante.

E che tale responsabilità sia sussidiaria è stato chiarito, altresì, dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 5979/2014, in base alla quale “le disposizioni del D.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art 14 introducono misure antielusive a tutela dei crediti tributari, di natura speciale rispetto alla ordinaria disciplina dell’art 2560 c.c., comma 2, evitando che, attraverso il trasferimento dell’azienda o di un ramo d’azienda, od anche mediante il trasferimento frazionato di singoli beni appartenenti al complesso aziendale, l’originaria generale garanzia patrimoniale del debitore possa essere dispersa in pregiudizio dell’interesse pubblico alla riscossione delle entrate finanziare.

Tali misure, che trovano giustificazione nella particolare rilevanza che il complesso dei beni destinati all’esercizio di una attività economica organizzata assume rispetto alla generale responsabilità patrimoniale cui il debitore è tenuto ai sensi dell’art. 2741 c.c., si risolvono nella previsione di una responsabilità solidale e sussidiaria del soggetto cessionario per i debiti tributari gravanti sul soggetto cedente, modulata secondo una diversa estensione correlata al legittimo affidamento ingenerato dalle informazioni fornite dalla Amministrazione finanziaria al soggetto cessionario, venendo la norma a distinguere nettamente la ipotesi di cessione d’azienda conforme a legge (art. 14, commi l, 2 e 3) dal negozio di cessione d’azienda in frode al Fisco (art. 14, commi 4 e 5), nel primo caso conformando la responsabilità del soggetto cessionario come sussidiaria (beneficium excussionis) e limitata nel “quantum” (entro il valore della cessione della azienda o del ramo di azienda) e nell’oggetto (con riferimento alle imposte e sanzioni relative a violazioni commesse dal soggetto cedente nel triennio anteriore il trasferimento dell’azienda o del ramo, ovvero relative a violazioni commesse anche anteriormente, per sanzioni od imposte “già irrogate o contestate” nel triennio – comma 1 -, ovvero entro i limiti del “debito risultante, alla data del trasferimento, dagli atti degli uffici dell’Amministrazione finanziaria e degli enti preposti all’accertamento dei tributi.” – commi 2 e 3 – ) secondo un criterio incentivante volto a premiare la diligenza del soggetto cessionario nell’acquisire dagli Uffici finanziari, prima della conclusione del negozio traslativo, le informazioni sulla posizione debitoria del soggetto cedente nei confronti del Fisco”.

Con queste considerazioni, l’appello del contribuente è stato accolto dalla CTR Roma 3018/1/18, Presidente Terrinoni Paola, pronunciata il 10/04/2018, pubblicata il 09/05/2018, e, per l’effetto, annullato l’avviso di accertamento impugnato.

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