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Nessun obbligo contributivo se la dichiarazione dei redditi è errata e se il socio accomandatario non partecipa al lavoro aziendale

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In sede di contenzioso, indipendentemente da modalità e termini della dichiarazione integrativa, il contribuente «può sempre opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell’amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella redazione della dichiarazione», non avendo quest’ultima carattere negoziale o dispositivo.

Nel caso esaminato dalla corte l’Inps ha preteso il pagamento dei contributi in favore della gestione commercianti, anche se l’imprenditrice aveva chiesto la rettifica in autotutela delle proprie dichiarazioni dei redditi all’agenzia delle Entrate e all’istituto di previdenza, essendosi accorta di aver commesso degli errori.

Avendo, la contribuente, allegato la sussistenza di errori di compilazione, la Corte non avrebbe potuto attribuire alle medesime dichiarazioni alcun valore probatorio, neppure di presunzione semplice.

Infine, ha specificato la corte, che «la qualità di socio accomandatario non è sufficiente a far sorgere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali, essendo necessaria anche la partecipazione personale al lavoro aziendale, con carattere di abitualità e prevalenza, la cui prova è a carico dell’istituto assicuratore»

Cassazione Civile Ord. Sez. 6 Num. 21511 Anno 2018
Presidente: DORONZO ADRIANA
Relatore: FERNANDES GIULIO
Data pubblicazione: 31/08/2018

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