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Non è sufficiente la responsabilità dell’organizzazione e l’impiego di beni strumentali per il presupposto Irap

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Per il presupposto impositivo Irap, il giudice non può limitarsi a valutarne apoditticamente i presupposti, trascurando gli indicatori offerti nel giudizio di merito dalla parte contribuente, violando così il n. 3) dell’art. 360 del codice di rito.

Non è, dunque, sufficiente affermare, riguardo al presupposto dell’IRAP, che sussiste il requisito dell’autonoma organizzazione quando il contribuente:

a) sia responsabile dell’organizzazione;

b) impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure impieghi più di un collaboratore con mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.

Il valore assoluto dei compensi (Cass., se. 6-5, n. 22705 del 2016) e dei costi, ed il loro reciproco rapporto percentuale, non costituiscono elementi utili per desumere il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione di un professionista, atteso che, da un lato, i compensi elevati possono essere sintomo del mero valore ponderale specifico dell’attività esercitata e, dall’altro, le spese consistenti possono derivare da costi strettamente afferenti all’aspetto personale (es. studio professionale, veicolo strumentale, etc.), rappresentando, così, un mero elemento passivo dell’attività professionale, non funzionale allo sviluppo della produttività e non correlato all’implementazione dell’aspetto organizzativo (Cass., se. 6-5, n. 23557 de12016; con! Cass., se 6 -5, n. 23552 del 2016).

Lo ha precisato la Cassazione con l’ordinanza n. 4851 pubblicata il 01 marzo 2018.

 

 

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