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Preavviso di fermo atto autonomamente impugnabile – Cassazione 2070/2017

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Il preavviso di fermo amministrativo rappresenta un atto autonomamente impugnabile anche se riguardante obbligazioni di natura extratributaria, trattandosi, in ogni caso, di atto funzionale a portare a conoscenza dell’obbligato una determinata pretesa dell’amministrazione, rispetto alla quale sorge, ex art. 100 c.p.c., l’interesse alla tutela giurisdizionale per il controllo della legittimità sostanziale della pretesa, dovendo altrimenti l’obbligato attendere il decorso dell’ulteriore termine concessogli per impugnare l’iscrizione del fermo, direttamente in sede di esecuzione, con aggravio di spese ed ingiustificata perdita di tempo” (Cass. civ., sez. un., 07-05-2010, n. 11087).

Corte di Cassazione sentenza n. 2070 del 27/01/2017

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Ritenuto in fatto

E.A. proponeva ricorso avverso la cartella di pagamento dell’importo di euro 2.215,27 relativa ad ICI per gli anni 1999 e 2000.

La C.T.P. di Roma, in accoglimento del ricorso, annullava la cartella impugnata con sentenza poi passata in giudicato.

Successivamente veniva notificato al contribuente preavviso di fermo del veicolo ex art. 86 D.P.R. 602/73 emesso da Equitalia Gerit S.p.A. per il mancato pagamento di ICI per i medesimi anni 1999 e 2000.

Il ricorso proposto contro il suddetto preavviso veniva accolto dalla C.T.R. di Roma.

Avverso tale pronuncia interponeva appello Equitalia Gerit S.p.A. La C.T.R. del Lazio, con sentenza del 24.3.2009, dichiarava inammissibile il ricorso introduttivo del contribuente per difetto di interesse, ritenendo che non fosse autonomamente impugnabile il preavviso di fermo.

Contro la suddetta decisione E.A. propone ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo. Resiste con controricorso Equitalia Gerit S.p.A.

Considerato in diritto

1. Il Collegio ha autorizzato la redazione della sentenza in forma semplificata, giusta decreto del Primo Presidente del 14 settembre 2016.

2. Con l’unico motivo di ricorso si denuncia, in relazione all’art. 350 n.3 c.p.c., la violazione dell’art. 100 c.p.c., per avere erroneamente il giudice di appello ritenuto che il preavviso di fermo del veicolo non fosse autonomamente impugnabile per difetto di interesse del contribuente, trattandosi di atto non previsto dalla sequenza procedimentale dell’esecuzione esattoriale e che non arrecava alcun pregiudizio al destinatario, il quale poteva comunque utilizzare il bene.

3. Il ricorso è fondato sulla base del principio di diritto affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte, secondo cui: “Il preavviso di fermo amministrativo, introdotto nella prassi sulla base di istruzioni fornite dall’agenzia delle entrate alle società di riscossione al fine di superare il disposto dell’art. 86, 20 comma, d.p.r. 29 settembre 1973 n. 602 – in forza del quale il concessionario deve dare comunicazione del provvedimento di fermo al soggetto nei cui confronti si procede, decorsi sessanta giorni dalla notificazione della cartella esattoriale – e consistente nell’ulteriore invito all’obbligato di effettuare il pagamento, con la contestuale comunicazione che, alla scadenza dell’ulteriore termine, si procederà all’iscrizione del fermo, rappresenta un atto autonomamente impugnabile anche se riguardante obbligazioni di natura extratributaria, trattandosi, in ogni caso, di atto funzionale a portare a conoscenza dell’obbligato una determinata pretesa dell’amministrazione, rispetto alla quale sorge, ex art. 100 c.p.c., l’interesse alla tutela giurisdizionale per il controllo della legittimità sostanziale della pretesa, dovendo altrimenti l’obbligato attendere il decorso dell’ulteriore termine concessogli per impugnare l’iscrizione del fermo, direttamente in sede di esecuzione, con aggravio di spese ed ingiustificata perdita di tempo” (Cass. civ., sez. un., 07-05-2010, n. 11087).

4. Il ricorso va dunque accolto e la sentenza impugnata cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, con l’accoglimento del ricorso introduttivo del contribuente. Le spese dei gradi di merito possono essere compensate tra le parti, essendo intervenuta la richiamata decisione delle Sezioni Unite dopo la pronuncia della sentenza impugnata. Le spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo del contribuente. Compensa tra le parti le spese dei gradi di merito. Condanna la controricorrente al pagamento in favore del contribuente delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in euro 900,00, oltre rimborso forfettario spese generali nella misura del 15% e accessori di legge.

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