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Ricorso contro avviso di accertamento derivato da studi di settore

1781
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Alla Commissione Tributaria Provinciale di […..]

  RICORSO

della società […..] in persona del legale rappresentante Sig. […..], nato a […..], il […..], residente in […..] elettivamente domiciliato in […..], codice fiscale […..] rappresentata e difesa dal sottoscritto […..] nato a […..] il […..], codice fiscale […..] iscritto nell’albo dei […..] (dottori commercialisti, avvocati, ecc.) in forza di procura conferita in calce al presente atto

  contro

l’Agenzia delle Entrate di […..]

per l’impugnativa dell’atto di accertamento emesso in data […..] ai sensi dell’art. 39 del D.P.R. n. 600/1973 e dell’art. 54 del D.P.R. n. 633/1972 e notificato in data […..] (v.d. Allegato n. […..])

in relazione al quale è stato esperito, senza esito positivo, tentativo di accertamento con adesione, come risulta da […..]

* * *

  FATTO

L’Ufficio adito a seguito dell’esame della posizione fiscale del ricorrente sulla base delle risultanze degli studi di settore, gli ha notificato, in data […..], un invito a presentarsi avente ad oggetto l’anno di imposta […..].

A seguito del contraddittorio, di cui è stato redatto il verbale in data […..] (v.d Allegato n. […..]), l’Ufficio ha emesso l’avviso di accertamento qui impugnato, mediante il quale viene operata una ricostruzione dei ricavi attribuibili al contribuente sulla base del solo utilizzo delle risultanze del calcolo degli studi di settore.

Complessivamente, la suddetta ricostruzione ha comportato l’emersione di presunti ricavi omessi per euro […..] con conseguenti maggiori tributi diretti ed indiretti connessi, così sintetizzati:

  […..]

  […..].

Ciò premesso, l’atto impugnato è illegittimo per i seguenti motivi di

  DIRITTO

L’atto di accertamento emesso dall’Ufficio si fonda sull’articolo 39, comma 1, lettera d), secondo periodo, del D.P.R. n. 600/1973, in base al quale l’esistenza di attività non dichiarate o l’inesistenza di passività dichiarate può essere desunta anche sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti.

In esso viene, in particolare, citato l’articolo 62-sexies, comma 3, del D.L. n. 331/1993, in base al quale gli accertamenti di cui agli articoli 39, primo comma, lettera d), del D.P.R. n. 600/1973 e 54, del D.P.R. n. 633/1972 possono essere fondati anche sull’esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli fondatamente desumibili dalle caratteristiche e dalle condizioni di esercizio della specifica attività svolta, ovvero dagli studi di settore elaborati ai sensi dell’articolo 62-bis, del citato D.L. n. 331/1993.

Va però sottolineato che l’atto contro il quale si ricorre si basa esclusivamentesul mero scostamento tra i ricavi calcolati mediante l’applicazione degli studi di settore e quelli dichiarati, senza ulteriori riscontri da parte dell’Agenzia delle Entrate e senza tener conto della peculiare realtà aziendale del ricorrente.

In particolare, l’atto impugnato riporta, testualmente, la seguente motivazione: […..]

  […..].

Come è possibile evincere si tratta di una motivazione generica, in aperto contrasto con l’obbligo di motivazione degli atti sanciti dall’articolo 7 della Legge n. 212/2000 che, invece, prescrive che siano indicati i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’Amministrazione.

Infatti, analizzando la nota metodologica dello studio di settore utilizzato dall’ufficio (v.d. allegato n. […..]) è evidente che non sono palesi i meccanismi di calcolo, le funzioni utilizzate, le correzioni apportate, ecc…

Né può essere accolta la posizione dell’Amministrazione finanziaria secondo cui gli studi di settore sarebbero autonomamente in grado di costituire una chiara e valida motivazione degli atti di accertamento.

Infatti, come riconosciuto dalla giurisprudenza di legittimità e di merito predominante (v.d., tra le altre, C.T. Prov. Lucca 27.6.2006 n. 43, Cass. 28.7.2006 n. 17229 , C.T. Prov. Vicenza 17.8.2006 n. 282 , Cass. 14.3. 2007 n. 5977 , C.T. Prov. Bari 26.4.2007 n. 29, C.T. Reg. Palermo 19.3.2008 n. 17 , C.T. Prov. Bologna 31.3.2008 n. 77, C.T. Prov. Torino 14.5.2008 n. 35 , C.T. Reg. Cagliari 6.6.2008 n. 46, C.T. Reg. Torino 9.6.2008 n. 23 , C.T. Reg. Palermo 10.6.2008 n. 57) agli studi di settore va attribuita la valenza di presunzione semplice.

Pertanto, deve essere precluso all’Amministrazione di emettere avvisi di accertamento fondati esclusivamente sulle risultanze di GE.RI.CO.

Al più esse costituiscono un parametro di orientamento per le decisioni dell’Ufficio che è chiamato, tuttavia, ad esperire una precisa analisi in merito alla singola posizione del contribuente, adattando uno strumento matematico – statistico che è tarato su un contribuente teorico, astratto.

A riprova di ciò, si richiama la circolare Agenzia delle Entrate 23 gennaio 2008, n. 5/E dove è stato chiarito che le stime operate dagli studi di settore non possono essere utilizzate “in modo indiscriminato (o “automatico”)” in sede di accertamento, in quanto l’Amministrazione finanziaria è tenuta ad avvalorare dette stime con ulteriori elementi probatori. In particolare, occorre dimostrare che:

  tra i risultati degli studi di settore ed i valori dichiarati sussistono le “gravi incongruenze” richieste dall’art. 62-sexies co. 3 del D.L. 331/93;

i risultati desunti dagli studi sono rappresentativi della situazione economica effettiva del contribuente.

Tali elementi, però, come è possibile appurare, non sono presenti nell’atto impugnato.

L’atto verso cui si ricorre, in buona sostanza, è carente di motivazione, in quanto, come più volte ricordato è fondato sul mero scostamento tra dichiarato e risultanze dello studio di settore di GE.RI.CO. ed è privo di qualsiasi ulteriore indizio ed elemento concordante di evasione a carico del contribuente.

Lo studio, infatti, può costituire solo un utile parametro per l’accertamento del maggior reddito (non certo una forma di accertamento), ma solo in concorso, anzi, in dipendenza, della conclamata grave incongruenza della situazione rappresentata dalle scritture contabili.

Lo studio non è fine a se stesso, ma deve trovare la sua legittimità logico-giuridica in un contesto di elementi che fanno desumere una simile grave incongruenza ritenuta fondamentale dalla Cassazione (si veda, tra l’altro, la sentenza n. 2891 del 27 febbraio 2002) per utilizzare tale forma di ricostruzione presuntiva dei ricavi.

Poiché l’Ufficio, nel caso in oggetto, non ha in alcun modo fornito tale prova, risulta impossibile presumere maggiori ricavi (e maggiore reddito) salvo utilizzare presunzioni da presunzioni, in aperto contrasto con le disposizioni di legge.

In sintesi, quindi, l’applicazione senza “adattamenti” dello studio di settore al contribuente accertato è viziata dalle seguenti circostanze:

  […..]

  […..]

  […..].

  P.Q.M.

Voglia, Codesta On.le Commissione Tributaria:

  in via principale: annullare l’atto impugnato in quanto privo di motivazione in diritto ed anche di logicità in fatto;

in via meramente subordinata: ridimensionare le pretese dell’Ufficio a maggiori ricavi per euro […..], stante la maggiore logicità di tale quantificazione,

con condanna al rimborso delle somme eventualmente versate nelle more del giudizio e vittoria di spese, competenze ed onorari, oltre ad IVA e contributo per la Cassa previdenza.

A norma dell’articolo 33 comma 1, del D.Lgs. n. 546/1992 chiede che la discussione della controversia di cui trattasi avvenga in pubblica udienza.

Con osservanza.

Si deposita, con il presente atto, fotocopia dei seguenti documenti:

1. provvedimento impugnato;

2. verbale/i del contraddittorio;

3. ecc […..]

  […..], lì […..]

  […..]

  PROCURA SPECIALE

Il sottoscritto […..] nato a […..] il […..] Codice fiscale […..], conferisce procura speciale al Signor […..], affinché lo rappresenti, assista e difenda nel presente procedimento ed in ogni altro inerente o conseguente, attribuendo allo stesso tutte le facoltà di legge, ivi compresa quella di procedere alla conciliazione della controversia ai sensi dell’art. 48 del D. Lgs. n. 546 del 1992.

  […..], lì […..]

  […..]

È autentica

  […..]

  […..]

  ATTESTAZIONE DI CONFORMITA’

Si attesta la conformità della presente copia all’originale del ricorso, depositato all’Agenzia […..] di […..] in data […..] (ricevuta n […..])

  […..], lì […..]

  […..]

Ai sensi dell’art. 14 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo Unico delle “disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia”), si dichiara che il valore del presente procedimento è superiore a euro […..] ed inferiore a euro […..]

[…..]

Si precisa che il numero di fax cui è possibile inviare le comunicazioni di cancelleria è […..] e che l’indirizzo di posta elettronica certificata è […..]

[…..]

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