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Rimborso IVA e mancata presentazione del modello VR

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Rimborso IVA e mancata presentazione del modello VR - iltuotributarista.it
Prima che il modello VR fosse inserito nella dichiarazione IVA (quadro VR) il contribuente doveva (o meglio poteva) richiedere al Concessionario il rimborso IVA con tale documento. La mancata ottemperanza al citato onere formale ha originato un ampio contenzioso oggi (forse) risolto definitivamente.

In base all’ultimo comma dell’art. 38 bis D.P.R. n. 633/1972, nella versione applicabile sino al periodo d’imposta 2009: “I rimborsi previsti nell’articolo 30 possono essere richiesti, utilizzando apposita dichiarazione redatta su modello approvato con decreto dirigenziale contenente i dati che hanno determinato l’eccedenza di credito, a decorrere dal primo febbraio dell’anno successivo a quello di riferimento”.

La posizione dell’Agenzia delle Entrate: il termine decadenziale biennale

L’Amministrazione Finanziaria, dinanzi a istanze di rimborso presentate da contribuenti che non avevano presentato tempestivamente il modello VR, esprimeva generalmente un rigetto. L’Agenzia delle Entrate sosteneva, infatti, che la mancata presentazione del modello VR comportasse l’applicabilità del termine decadenziale biennale residuale (articolo 21 del D. Lgs. n. 546 del 1992), per la presentazione dell’istanza di rimborso, decorrente dal momento in cui sorge il diritto al rimborso. L’infruttuosa decorrenza del citato termine, secondo l’Agenzia, comportava il venir meno del diritto al rimborso del contribuente.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione: il termine di prescrizione decennale

La Suprema Corte (si vedano, da ultimo, ordinanza n. 13267 del 26.06.2015 e le n. 8851, 8603 e 8418 di aprile 2015) ha sancito da tempo che l’indicazione nella dichiarazione annuale IVA della volontà del contribuente di chiedere a rimborso il credito maturato:

  • configura inequivocabile richiesta del rimborso IVA maturato ed esercizio del correlativo diritto, senza che sia necessario presentare il modello VR, il quale rappresenta un mero adempimento formale per l’avvio del procedimento di rimborso;
  • esclude l’applicazione del termine decadenziale, di cui all’articolo 21 del D. Lgs. numero 546 del 1992, il quale concerne solo i crediti IVA non richiesti in dichiarazione;
  • comporta l’applicabilità del termine di prescrizione ordinario di dieci anni, che decorre da quando si è verificato il consolidamento del credito. Tale momento è individuabile dal decorso di due anni e 3 mesi dal momento in cui è stata presentata la dichiarazione annuale.

La Suprema Corte, inoltre, ha già chiarito che i principi espressi nella sentenza numero 18920 del 16.09.2011 (citata sistematicamente dall’Agenzia a conforto della propria interpretazione) solo “apparentemente” contrastano con la giurisprudenza di legittimità consolidata. La Cassazione ha precisato che nella pronuncia 18920 il contribuente non aveva manifestato la volontà di richiedere il rimborso nemmeno in dichiarazione IVA.

L’interrogazione a risposta immediata rivolta al MEF del 22 aprile 2015

La vexata quaestio sembra avere trovato finalmente una soluzione qualche mese fa. Il Sottosegretario ministeriale Zanetti, in risposta all’interrogazione parlamentare n. 5/05400 del 22 aprile 2015 presso la Commissione Finanze della Camera, ha preso atto a nome del Ministero dell’orientamento consolidato della Cassazione. Quest’ultima riconosce il diritto al rimborso IVA entro il termine decennale di prescrizione ordinaria, ove sia stata omessa la presentazione del modello VR. Per questo motivo, ha proseguito il Sottosegretario, l’Agenzia delle Entrate ritiene di dover adeguare la gestione delle controversie in materia, riconoscendo la spettanza del rimborso.

Si spera in un immediato allineamento degli uffici dell’Amministrazione Finanziaria, che sta alimentando inutili contenziosi e non attenda ulteriormente procedendo ad erogare i rimborsi dovuti.

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