Home Tributario Se l’errore è stato corretto la cartella non è ammissibile

Se l’errore è stato corretto la cartella non è ammissibile

60
0
Se-l’errore-è-stato-corretto-la-cartella-non-è-ammissibile-iltuotributarista

Se il contribuente, dopo aver ricevuto l’avviso bonario per aver indicato erroneamente il credito a rimborso in dichiarazione ma precedentemente compensato, presenta autotutela all’ufficio consentendo così di emendare l’errore e di annullare la pretesa avanzata dall’Agenzia, non c’è danno all’erario.

Sulla base di queste considerazioni la Corte di cassazione con l’ordinanza 14859 depositata il 07/06/2018  ha rigettato il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate.

Il fatto

L’agenzia delle Entrate notificava un avviso bonario ad una società con il quale richiedeva la restituzione di un credito Iva perché utilizzato in compensazione e parallelamente richiesto a rimborso. La società presentava, quindi, un’istanza con la quale rinunciava alla richiesta di rimborso e contestualmente richiedeva l’annullamento integrale della pretesa, evidenziando che il rimborso non era stato erogato e che pertanto la rinuncia consentiva di non duplicare l’utilizzo del citato credito Iva. L’ufficio, disattendendo l’istanza della contribuente, notificava la cartella di pagamento che veniva impugnata dinanzi al giudice tributario.

Entrambi i collegi di merito annullavano la pretesa, confermando le ragioni della società. L’Agenzia ricorreva così in Cassazione lamentando che la Ctr aveva omesso di considerare che se l’ufficio avesse erogato il rimborso, la condotta del contribuente avrebbe cagionato un danno all’erario.

Motivazioni

Il contribuente aveva pienamente dimostrato l’essenzialità e riconoscibilità dell’errore nel quale era incorso all’atto della compilazione della dichiarazione relativa all’anno 2006, mettendo in condizione l’Ufficio di riconoscere l’errore stesso. D’altra parte, nessun pregiudizio risulta derivato allo Stato dalla condotta del contribuente, non potendosi individuare un intento evasivo o elusivo da parte del contribuente – cfr.Cass.n.2882/2017- che, accortosi dell’errore dopo la comunicazione dell’Ufficio che reclamava l’importo dell’IVA erroneamente indicata nella dichiarazione dell’anno 2006 -come ritenuto dalla CTR con accertamento di fatto incontestato- al contrario, aveva esternato tempestivamente la volontà di non attivarsi per ottenere il rimborso per l’anno 2006, invece presentando la richiesta di rimborso parziale con modello VR per il periodo d’imposta 2007- come attestato dai documenti riprodotti dalla controricorrente nel controricorso e depositati nel corso del giudizio di primo grado.

Resta soltanto da aggiungere che non osta alle conclusioni appena esposte l’indirizzo giurisprudenziale di questa Corte secondo il quale la presentazione del modello VR non è necessaria al fini della decorrenza del termine di decadenza, una volta inserito il credito nella voce della dichiarazione relativa al rimborso, essendo qui in discussione unicamente la valenza ricognitiva che l’assenza di presentazione del modello VR per l’anno 2006 e la successiva compilazione parziale del rimborso per l’anno successivo del credito riportato poteva avere ai fini della riconoscibilità dell’errore da parte dell’ufficio“.

Conclusioni

Alla luce di questa decisione si auspica un atteggiamento più collaborativo da parte dell’amministrazione finanziaria, soprattutto quando i contribuenti ammettono i propri errori (involontari), .

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.