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Il valore dichiarato ai fini dell’imposta di registro non può legittimamente essere utilizzato per la presunzione di plusvalenza

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La presunzione di plusvalenza ricavata dalla cessione di immobile o di azienda sulla base del valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro, ipotecaria o catastale, in base alla novella legislativa, non è più legittima (Cass.Civ., n. 6135/2016; Cass.Civ., n. 11543 del 2016).

Lo ha ribadito la

Cassazione Civile Ord. Sez. 5 Num. 30398 Anno 2018
Presidente: CIRILLO ETTORE
Relatore: D’ORAZIO LUIGI
Data pubblicazione: 23/11/2018

Il fatto

La Commissione regionale ha provveduto alla determinazione della plusvalenza da cessione del terreno, esclusivamente tenendo conto della rettifica del valore del terreno in sede di imposta di registro, pagata dalla società acquirente, che ha aderito alla definizione ai sensi dell’art. 15 della legge 289/2002. Tale valore sarebbe divenuto definitivo, anche ai fini irpef in assenza di impugnazione.

La tesi dell’Agenzia delle entrate, fatta propria dalla Commissione regionale, si è fondata sul tralaticio orientamento giurisprudenziale (Cass.Civ., 16254/2015; Cass.,Civ., 14485/2009), per cui il valore del bene determinato ai fini della imposta di registro, spiegava effetto anche sulla determinazione della plusvalenza generata dalla cessione del medesimo bene; sicchè era onere del contribuente, al fine di superare la presunzione di corrispondenza del prezzo incassato con quello coincidente con il valore di mercato accertato in via definitiva in sede di applicazione dell’imposta di registro, dimostrare di avere in concreto venduto ad un prezzo inferiore.

Tale orientamento è stato, però, travolto dall’art. 5 comma 3 del d.l.gs. 14-9-2015, n. 147, in base al quale “Gli articoli 58, 68, 85 e 86 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con d.p.r. 917/1986, e gli articoli 5, 5 bis, 6 e 7 del d.lgs. 446/1997, si interpretano nel senso che per le cessioni di immobili e di aziende nonche’ per la costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, l’esistenza di un maggior corrispettivo non e’ presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro di cui al d.p.r. 131/1986, ovvero delle imposte ipotecaria e catastale di cui al d.lgs. 31-10-1990, n. 347″.

Conclusioni

L’art. 5, comma 3, del d.lgs. 147/2015, che esclude l’accertamento induttivo della plusvalenza ricavata dalla cessione di immobile o di azienda solo sulla base del valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro, ipotecaria o catastale, è una norma interpretativa e, come tale, retroattiva, in ragione del chiaro intento del legislatore, desumibile, peraltro, dal comma 4 del detto articolo che contempla una disciplina transitoria solo per le disposizioni di cui al comma 1, senza nulla statuire per quelle contenute nei commi 2 e 3 (Cass.Civ., 18 aprile 2018, n. 9513; Cass.Civ., 17 maggio 2017, n. 12265; Cass.Civ., 2 agosto 2017, n. 19227).
La presunzione suindicata, quindi, non è più legittima, in base alla novella legislativa, solo sulla base del valore, anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro (Cass.Civ., n. 6135/2016; Cass.Civ., n. 11543 del 2016).

 

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